Cose da sapere

L'interrogatorio dell'indagato durante le indagini.

L’investigatore può sentire l’indagato con tre modalità distinte specificatamente prescritte dal codice di procedura penale.

Il codice, in vero, prevede tre fondamentali modalità per mezzo delle quali gli inquirenti possono assumere informazioni da parte di colui che è incolpato di un reato:

– nell’immediatezza e sul posto del commesso reato (ex art. 350 comma 5 c.p.p.);

– possono raccogliere e verbalizzare dichiarazioni spontanee da parte dell’indagato (anche non sul posto e non nell’immediatezza ex art. 350 comma 7 c.p.p.);

– possono procedere all’interogatorio con le modalità e le forme dell’art. 64 del codice di procedura penale  l’interrogatorio e l’acquisizione delle dichiarazioni (anche nell’immediatezza del fatto reato).

Nelle prime due ipotesi si tratta di modalità che non sono definibili correttamente quali interrogatorio e ne è vietata – nel primo caso – la verbalizzazione e l’utilizzazione delle dichiarazioni assunte mentre nel secondo caso le spontanee dichiarazioni possono essere verbalizzate ma possono essere utilizzate solo in dibattimento se l’imputato riferisce dichiarazioni difformi.

In questa sede, più che sull’aspetto meramente procedurale si faranno alcune importanti osservazioni in merito alla natura investigativa dell’interrogatorio propriamente detto previsto ex art. 64 c.p.p. (altra disciplina – come accennato -hanno le spontanee dichiarazioni da parte dell’indagato nonché le risposte dallo stesso date alle domande postegli dalle forze di polizia nell’immediatezza e sul luogo del fatto reato) anche e soprattutto al fine di illustrare compiutamente e con un taglio pratico il miglior approccio difensivo. Si tratta, infatti, di una fase molto delicata delle indagini preliminari ove si hanno due diverse e opposte esigenze: da una parte, quella di un individuo su cui gravano i sospetti di colpevolezza, dall’altra quella dell’investigatore che vorrà capire quanto dei dati raccolti durante le indagini fin lì svolte possono confermarla o confutarla.

Vale la pena affrontare l’argomento anche perché come spesso accade le informazioni che il cittadino ha delle modalità di esecuzione di un atto investigativo così importante (e dei diritti e delle facoltà ad esso connessi), provengono dalla descrizione che ne è data da telefilm o serie televisive che dir si voglia.

Innanzitutto, bisogna segnalare che l’interrogatorio dell’indagato ovvero di colui che è sospettato di aver commesso un reato e nei confronti del quale vengono svolte le indagini, può essere effettuato solo ed esclusivamente alla presenza del difensore nominato; potrà trattarsi sia di un difensore nominato di ufficio o di un difensore nominato di fiducia dall’interrogato ma la presenza dell’avvocato è richiesta dalla legge a pena di nullità.

Non può perciò verificarsi un interrogatorio o che all’indagato siano poste delle domande senza la presenza fisica del difensore accanto all’interrogato stesso. La presenza del difensore è innanzitutto garanzia del rispetto dei diritti della persona sottoposta ad interrogatorio ovvero delle disposizioni di legge ispirate al principio di non colpevolezza.

Inoltre, colui che è sottoposto ad interrogatorio dovrà comparire libero anche se detenuto ovvero non potranno essergli applicate durante l’interrogatorio le manette o altri mezzi di costrizione (fatta salva naturalmente la tutela della sicurezza e dell’incolumità di coloro che partecipano all’interrogatorio).

Inoltre, per specifica disposizione di legge, non possono essere utilizzati neppure con il consenso della persona interrogata metodi o tecniche atti ad influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti.

Quindi non potranno in nessun caso essere utilizzate tecniche, metodi e medicamenti atti a sollecitare l’interrogato a rispondere alle domande.

La disposzione citata è molto importante poiché vieta qualsiasi attività e tecnica (più o meno violenta o subdola) che potrebbe essere utilizzata per forzare e condizionare la volontà della persona sottoposta ad interrogatorio (e in tale contesto deve essere considerato tale anche il semplice divieto di esercizio di diritti tutelati dalla legge quali ad esempio quello dell’indagato di recarsi alla toilette o di bere e mangiare se l’interrogatorio si protrae per ore).

Prima dell’inizio del vero e proprio interrogatorio, inoltre, la procedura penale prevede degli avvisi che debbono essere obbligatoriamente rivolti all’indagato.

Egli dovrà infatti essere avvisato che:
1) Le sue dichiarazioni potranno essere sempre utilizzate nei suoi confronti;

2) Fatto salvo il dovere di dichiarare il vero in relazione alle proprie generalità, l’indagato sottoposto ad interrogatorio ha il diritto sancito per legge di mentire, non rispondere alle domande o rispondere solo ad una parte delle stesse;

3)Dovrà essere anche avvertito che se renderà dichiarazioni nei confronti la responsabilità di altri soggetti,ha il dovere di riferire il vero e che i nei confronti di tali soggetti assumerà la veste di testimone

A seguito di tali avvertimenti iniziali obbligatori per legge, inizierà il vero e proprio interrogatorio nel merito sempre che l’interrogato accetti di rispondere alle domande.

È importante sottolineare, come detto, che non vi è nessun obbligo per l’indagato di rispondere alle domande che gli vengono rivolte e che non può essere utilizzato nessun metodo (medico, farmacologico, meccanico, di natura psicologica e/o ipnotica, violento o meno anche se accettato dalla persona sottoposta all’interrogatorio) per coortare la volontà della persona a cui sono sottoposte le domande.

Il più delle volte nella pratica l’interrogatorio è delegato da parte del Pubblico Ministero (ovvero la pubblica accusa) ad un ufficiale di polizia giudiziaria. L’interrogatorio naturalmente è interamente verbalizzato e nei casi più delicati è anche interamente registrato.

Bisogna anche sottolineare che l’investigatore che effettuerà l’interrogatorio sarà in genere molto preparato e conoscerà in maniera dettagliata gli esiti delle indagini preliminari svolte sino a quel momento.

Conoscenza che non sarà sempre condivisa dal difensore e dall’indagato poichè potrà accadere che l’interrogatorio venga richiesto e fissato prima della conclusione delle indagini preliminari ovvero prima che vi sia la possibilità per il difensore di accedere al fascicolo delle indagini preliminari e fare copia degli atti (a seguito della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari disciplinato dall’articolo 415 bis c.p.p.).

Si tratterà, inoltre, di personale in forze alla polizia giudiziaria particolarmente esperto che saprà esercitare la legittima pressione sull’interrogato nonchè l’intelligente scelta dei tempi per proporre all’indagato delle particolari domande, l’adozione di un ritmo incalzante per renderle più incisive, l’esercizio di ogni capacità persuasiva per indurre la persona sottoposta ad indagini a dire la verità escludendo ovviamente tutte quelle pressioni di tipo fisiologico e dagli atteggiamenti inutilmente aggressivi.

Si legge in una importante e recente pubblicazione relativa agli strumenti e alle tecniche dell’investigazione a firma di Antonio Manganelli e Franco Gabrielli (edita da Cedam) che l’investigatore: …deve avere ben chiaro che oltrepassando quella sottile linea (ovvero quella che separa la semplice persuasione dalla pressione anche legalmente accettabile ma poco utile ndr) rischia di provocare false confessioni o, comunque di indurre l’interrogato a dichiarazioni che allontanano la verità. Egli deve saper stimolare i ricordi e le emozioni della persona che viene sentita con una sapiente impostazione dell’interrogatorio, fatto di domande via via più specifiche e stringenti ed ampi spazi per le pause e le spontanee dichiarazioni del interrogato.

In ogni caso, al di là delle citate disposizioni di legge, bisogna ancora una volta sottolineare che l’interrogatorio è un adempimento particolarmente delicato delle indagini preliminari e che spesso è la prima occasione in cui l’incolpato potrà addurre importanti elementi a sua difesa fino a quel momento non toccati dalle indagini preliminari.

Nello stesso tempo, però, bisogna anche tener presente che l’interrogatorio se non efficacemente condotto e affrontato dall’indagato e dal suo difensore potrà fornire agli investigatori nuovi elementi di indagine oltre che la conferma di elementi a carico sino a quel momento raccolti.

Spesso prima ancora che un atto di indagine l’interrogatorio può considerarsi sotto tutti gli aspetti una vera e propria vicenda umana nella quale hanno fondamentale importanza l’approccio, le capacità, l’intelligenza, e l’empatia di coloro che vi partecipano.

A tale proposito risulta particolarmente calzante l’osservazione degli autori della pubblicazione di cui sopra riportata a pagina 101: “…Le modalità con le quali condurre un interrogatorio dipendono, necessariamente, dall’interlocutore, dalla strategia che si intende seguire, da elementi conoscitivi di cui si dispone, da quanto si è disposti, in quella fase, di svelare. Un interrogatorio, al pari di ogni vicenda umana, ha poi una sua propria unicità il cui divenire dipenderà da una serie indefinita di variabili che le esperienze e la sensibilità dell’investigatore dovrà necessariamente gestire. Non esiste al riguardo un efficace manuale che tratti in maniera esaustiva l’argomento, ognuno, in base alla propria esperienza personale, è portato a ritenere decisivo un aspetto piuttosto che un altro…”

87 Responses to L'interrogatorio dell'indagato durante le indagini.

  1. Roberto Lombardo says:

    Ho fatto personalmete opposizione al decreto di archiviazione ed è stata accolta dal Gip con fissazione dell’udienza in camera di consiglio.
    E’ stato semplice convincere il Gip poichè l’interrogatorio a cui era stato sottoposto l’indagato, condotto dalla Guardia di Finanza presso il Tribunale, appariva condotto in maniera così semplicistica, infantile e inefficace da lasciare aperta come un’autostrada la necessità che l’interrogatorio stesso venga ripetuto in modo logico, stringente ed intelligente.
    Esempio: nel verbale si prende semplicemente nota di tutte le affermazioni dell’indagato, che tra l’altro ne fa alcune anche palesemente contro se stesso, quasi una confessione: ebbene il luogotenente della GDF non va oltre, non gli pone le elementari e logiche domande consequenziali che avrebbero completamente incastrato l’indagato.
    Ergo: purtroppo i PM archiviano quasi tutte le notizie di rato, tranne quelle dove scorre il sangue, per il semplice motivo che gli interrogatori degli indagati sono condotti quasi sempre da investigatori assolutamente incapaci e incompetenti sia dal punto di vista dell’intelligence sia da quello strettamente tecnico penale essendo nel 99% dei casi non laureati, tanto meno in giurisprudenza tanto che
    spesso confondono chiare responsabilità penali con vertenze civilistiche! E’ chiaro che il povero PM nel 90% dei casi archivia!
    Questo secondo me è una dei mali più gravi di cui soffre la giustizia penale in Italia. Il rimedio è uno solo: l’interrogatorio dell’indagato lo faccia il PM!!!

    • admin says:

      Egregio Lombardo,
      ho letto con grande attenzione la Sua interessante mail e devo dire che mi permette di fare alcune riflessioni:
      1) Effettivamente la nostra giustizia (o, meglio, l’amministrazione della stessa) soffre di un cronico “sovraffollamento” e – statisticamente, senza nulla sapere della Sua vicenda – il nostro popolo è tra i più litigiosi di Europa. Questo genera dei ritardi abbastanza cronici sia delle indagini che dei processi in ogni grado e – con l’altrettanto cronica scarsezza di mezzi personale e risorse – è fisiologico che i PM siano inclini a sfoltire le iniziative giudiziarie che non risultano robustamente fondate (anche a fronte del tenore dell’art. 125 disp. att. c.p.p. per il quale il PM chiede l’archiviazione se non è possibile sostenere l’accusa in giudizio).
      2) Per il PM è oggettivamente impossibile provvedere a degli atti di indagine (come gli interrogatori) che devono essere necessariamente delegati. Anche volendo, il PM non potrebbe provvedere direttamente preso atto di tutti i procedimenti a lui assegnati.
      3) Le Forze dell’Ordine sono – a mio parere e preso atto che sono 15 anni che ho a che fare con CC, Polizia, GdF eccetera – preparate, competenti ed efficienti. Ovviamente, è impossibile non fare delle generalizzazioni e, come tutte le istituzioni composte dagli uomini, ci sono soggetti preparati e che si studiano gli atti ed altri che lo sono meno. Io credo che la laurea non sia un discrimine: ho personalmente interagito con finissimi investigatori diplomati e subito (con il mio cliente) un approccio solo verificazionista da parte di ufficiali laureati.
      Ripeto: generalizzare in un senso o nell’altro non credo sia la strada giusta per una serena valutazione.
      4) La formula magica per risolvere i problemi della nostra giustizia temo sia parecchio articolata.
      Sicuramente – e su questo caro Lombardo concordo con Lei – chi si appresta ad interrogare un indagato dovrebbe sicuramente:
      – studiare bene gli atti;
      – studiare bene le domande da porre;
      – capire quale è l’obbiettivo dell’interrogatorio;
      – approfondire i temi necessari a chiarire i fatti per i quali vi è procedimento soprattutto se gli spunti nascono dalle parole stesse dell’accusato.
      Spero che la Sua vicenda si chiuda nel modo migliore.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  2. Alessandro says:

    Salve,Ho qualche domanda.. Se si è in stato di fermo per detenzione di stupefacenti e si viene sottoposti a pressione psicologica da parte degli investigatori per ottenere informazioni riguardo alla provenienza della sostanza, in quel caso se il sospettato fa il nome della persona da cui proviene la sostanza vale come testimonianza? Possono intervenire in qualche modo nei confronti del fornitore della soatanza?E gli investigatori possono registrare la conversazione senza informare la persona accusata?

    • admin says:

      Ho letto con attenzione la Sua mail.
      Sicuramente l’interrogatorio da parte delle forze di polizia è uno degli adempimenti più stressogeni ed impegnativi sia per chi lo conduce sia – soprattutto – per chi lo subisce.
      Bisogna subito chiarire: l’interrogatorio è quello a cui è sottoposto l’indagato ovvero chi è accusato di un reato. L’interrogatorio dell’indagato può svolgersi SOLO in presenza del difensore . Per legge. NON è possibile effettuarlo senza la presenza dell’avvocato. In tale caso si tratta di un atto illegittimo ed inutilizzabile.
      Tutte le altre volte che gli investigatori ascoltano qualcun altro lo fanno in sede di SIT ovvero di Sommarie Informazioni Testimoniali (o SIT, appunto). NON si tratta di una testimonianza poiché tale è solo quella data dal testimone nel processo. Durante le indagini NON è assunta la testimonianza propriamente detta ma, appunto le SIT.
      In tale caso – ovvero nel caso non di indagato ma di persona informata dei fatti – NON è prevista la presenza del difensore.
      Veniamo al caso concreto.
      Sia che si tratti di SIT che di interrogatorio NON è prevista la possibilità di forme psicologiche di pressione che possano influire sulla autodeterminazione del soggetto sentito.
      Non si può, ad esempio, somministrare farmaci o utilizzare la c.d. “macchina della verità” né – naturalmente – minacciare, percuotere e agire qualsiasi altro tipo di violenza.
      Questo è ovvio (peraltro, in caso di interrogatorio la presenza del difensore scongiurerebbe ogni iniziativa in tal senso delle forze dell’ordine).
      Ciò posto, è evidente che – soprattutto in caso di interrogatorio – non si tratta di una chiaccherata ma di un atto investigativo spesso fondamentale durante il quale gli investigatori hanno la necessità di assumere informazioni anche fondamentali per il proseguo delle indagini.
      Una forma di pressione psicologica è, quindi, fondamentale e imprescindibile e può dipendere anche solo dal fatto di trovarsi in una stanza sconosciuta con uno o più investigatori dovendo dipendere da loro – in un certo senso – per bere mangiare e andare in bagno o semplicemente andarsene.
      Come detto, se la pressione psicologica si traduce in atti illegali e non solo in una modalità di conversazione potenzialmente ansiogena poiché diversa dal normale colloquio per lo cambio di informazioni che tutti i giorni noi tutti adottiamo, siamo di fronte ad un grave illecito.
      Devo dire che MAI in quasi 15 anni di professione mi è capitato di assistere o di sapere dell’adozione da parte della polizia o dei CC o della Guardia di finanza oltre forze dell’ordine di tecniche e modalità violente – anche solo psicologicamente – per la conduzione degli interrogatori.
      Alcune velate blandizie, robuste esortazioni e, a volte, la prospettazione di conseguenze positive o negative; senz’altro si.
      Ma atti illegali o addirittura violenti mai.

      Sempre in relazione al Suo quesito.
      Certamente l’informazione riguardo ad un supposto spacciatore è pienamente utilizzabile se proviene da chi ha comprato la sostanza da questo soggetto. None esiste ragione alcuna ostativa.
      Certamente l’interrogatorio ed anche eventualmente l’audizione di una persona informata dei fatti (ovvero in caso di SIT e, quindi, in assenza del difensore) può essere registrata. Anzi, l’interrogatorio lo dovrebbe essere per legge e la registrazione si accompagna al verbale riassuntivo delle domande e delle risposte.
      Le SIT non sono di norma mai registrate ma si stende solo un verbale che a volte – addirittura – al posto delle domande riporta la dicitura ADR ovvero a domanda risponde.
      La registrazione però è legale anche per le SIT e ritengo che lo sia anche in caso la persona sentita non lo sappia. Non si tratta, infatti, di una intercettazione ma della registrazione di una conversazione tra presenti in cui almeno uno degli interlocutori è consapevole della registrazione stessa.

  3. Alessandro says:

    Ok non ho solo capito se la testimonianza fatta (non in presenza di un avvocato) ma avvenuta rispondendo alla domanda “dove l’hai presa non ti sto registrando” di un carabiniere puó essere registrata e può far partire una denuncia o una querela nei confronti della persona citata, e se la testimonianza se eventualmente registrata la si può utilizzare in tribunale contro questa persona quindi svelando “l’infammia” da parte di chi ha parlato.

  4. Alessandro says:

    In sostanza la persona indagata può venire a conoscenza della registrazione o della testimonianza?

  5. Daniele says:

    Salve, volevo sapere se c’è un termine temporale dalla notifica di invito a comparire art 375c.p e la chiusura delle indagini art 415-bis. Inotre dopo essersi presentato all interogatorio richiesto con l art 375,ed essendosi avvalsi della facolta di non rispondere, il Pm puo richiedere l archiviazione o si peocede con la chiusura dell indagine e successivo rinvio a giudizio?

    • admin says:

      Risponderò ai Suoi quesiti sebbene non ci sia tra di essi una vera e propria correlazione procedurale:
      1. l’articolo 375 del CODICE PENALE non prevede alcun tipo di invito ma, semmai, prevede l’applicazione di alcune circostanze aggravanti ed il computo della pena (è derubricato, infatti, “circostanze aggravanti”)
      Molto probabilmente Lei si riferisce all’articolo 375 del CODICE DI PROCEDURA PENALE che disciplina giust’appunto l’invito a presentarsi.
      2. Non ci sono dei termini temporali che legano l’avviso ex art. 415 bis c.p.p. (avviso di conclusione delle indagini preliminari) e l’invito a presentarsi.
      3. l’invito a presentarsi può anche NON essere mai notificato all’indagato posto che la notifica è prevista – ex art. 375 comma 1 c.p.p. – quando il PM deve procedere ad atti che richiedono la presenza dell’indagato. Eventualità questa che non è detto accada sempre nel corso delle indagini preliminari (basti pensare che è possibile che l’accusato durante le indagini non sia mai convocato per l’interrogatorio).
      4. Se a seguito dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p. l’indagato (come è sua facoltà prevista dall’articolo in parola) chiederà di essere interrogato (e di conseguenza il PM debba disporre l’interrogatorio posto che la richiesta deve essere accolta senza possibilità di scelta da parte della pubblica accusa), sarà notificato al richiedente l’invito a presentarsi ex art. 375 c.p.p..
      5. Non esiste comunque alcun termine temporale tra la richiesta di interrogatorio ex art. 415 bis c.p.p. proposta dall’accusato ed il momento della notifica dell’avviso a presentarsi ex art. 375 c.p.p..
      6. L’ultimo comma – il 4^ – dell’art. 375 c.p.p. prevede invece che l’invito a presentarsi deve essere notificato all’interessato ALMENO TRE GIORNI PRIMA DELL’INCOMBENTE per garantire il corretto e completo esercizio di difesa dell’accusato che sarà interrogato.

      Passando al secondo quesito:
      capirà che non conoscendo nulla della vicenda non è possibile in alcun modo fare una proiezione circa le determinazioni del PM a seguito di un interrogatorio durante il quale l’accusato si è avvalso della facoltà di non rispondere.
      NON ESISTE ALCUN AUTOMATISMO.
      Certamente, il fatto di non dare alcuna valida spiegazione alla pubblica accusa, difficilmente determinerà il PM a ritenere la sua ipotesi accusatoria infondata e a richiedere l’archiviazione.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  6. mauro says:

    Buona sera,vengo al mio quesito
    Una parente è stata chiamata presso la polizia postale della questura in quanto in stretta comunicazione telefonica con un ricercato dall’interpol/europol/polizia spagnola,francese ed italiana,per intrusione informatica in sistemi bancari e data base protetti,riciclaggio,clonazione di carte di credito,furto di dati,fuga dal regime di libertà vigilata,ed altri crimini.E’ stata interrogata per 4 ore di fila e poi rilasciata.Che succederà in seguito?Verrà richiamata?Risulta allo stato dei fatti indagata?
    Le auguro un buon 2015.

    • admin says:

      Egregio Signore,
      ho letto la sua mail con attenzione.
      Non posso che darLe una riposta generica poiché non mi da – ovviamente, vista le sede – tutti i particolari.
      Non mi sembra che possa dirsi consumato il reato di favoreggiamento per delle telefonate. Certamente, se le stesse sono state intercettate e se dal contenuto si evince che la Signora ha obbiettivamente agevolato la consumazione di uno o più reati, sarebbe astrattamente possibile anche ravvisare il concorso morale nel compimento degli stessi.
      Le ripeto: le informazioni che mi da non sono sufficienti per darLe una risposta più precisa.
      Ugualmente, una persona sentita dalla Polizia quale persona informata sui fatti HA L’OBBLIGO di rispondere il vero.
      Per il resto, non posso certo in questa sede rispondere se la Signora è indagata o meno.
      Per saperlo dovrebbe depositare presso la Procura competente una istanza ex art. 335 c.p.p. (sul sito troverà ogni indicazione a riguardo utilizzando la barra di ricerca nella home page).
      Cordialità.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  7. Anna says:

    Salve,
    volevo porvi un quesito: le dichiarazioni rese dinanzi alla polizia giudiziaria ( sit) dalla persona informata dei fatti dalle quali emergono indizi di reita e delle quali la polizia giudiziaria redige verbale lo stesso può ritenersi inutilizzabile per assenza Del difensore? Grazie a chi mi risponderà.

    • admin says:

      L’ipotesi è specificatamente disciplinata dall’art. 63 del c.p.p. derubricato: DICHIARAZIONI INDIZIANTI.
      Riporto letteralmente l’articolo qui sotto:
      1. Se davanti all’autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria una persona non imputata ovvero una persona non sottoposta alle indagini rende dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reità a suo carico, l’autorità procedente ne interrompe l’esame, avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni potranno essere svolte indagini nei suoi confronti e la invita a nominare un difensore. Le precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese.
      2. Se la persona doveva essere sentita sin dall’inizio in qualità di imputato o di persona sottoposta alle indagini, le sue dichiarazioni non possono essere utilizzate.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  8. Stefano says:

    Buonasera,
    ho notato nella conversazione, cioè nei commenti, l’accenno alla registrazione dell’interrogatorio. Premetto che io sono andato presso la polizia giudiziaria in qualità di persona informata sui fatti e da lì sono diventato indagato. Prima dell’interrogatorio, ahimé non so perché, ho attivato un programma sul telefono, che uso regolarmente per registrare suoni, e ho registrato perciò tutto l’interrogatorio, fino a quando il telefono è stato spento e consegnato alla polizia perché da persona informata sui fatti sono diventato indagato ed è stato disposto il sequestro del telefono. Dunque mi chiedo se ci possano essere conseguenze e quali possono essere, per aver registrato l’audio di quell’interrogatorio. Il file non è stato diffuso e ora che ho riavuto il telefono l’ho prontamente cancellato, ma ormai è fatta. La ringrazio per l’attenzione

    • admin says:

      Come ho già avuto modo di specificare, la registrazione di una conversazione effettuata da una persona presente e partecipe alla conversazione non è reato anche se effettuata all’insaputa degli altri interlocutori.
      La regola – di norma – è applicabile a mio avviso anche agli interrogatori.
      Certo si tratta di un atto – la registrazione ad insaputa degli investigatori presenti – che può essere davvero malvisto e mal interpretato ma non credo – a rigore – che posa tradursi effettivamente in una incolpazione prevista dal codice penale.
      Infatti, non si tratta di una intercettazione ambientale – che prevede l’assenza di colui che intercetta dalla conversazione dei soggetti che sono captati a loro insaputa – e come tale non può essere punita.
      Inoltre, il codice penale NON prevede una ipotesi di reato relativa nello specifico alla registrazione degli interrogatori da parte dell’interrogato.
      Quindi, a mio parere, sicuramente condotta poco prudente ma non credo fattispecie di reato.

      Avv. Giuseppe de Lalla

  9. Dario says:

    Salve, vorrei porle due domande:
    1)durante l’interrogatorio l’imputato può registrare l’interrogatorio attraverso dispositivi elettronici? Nel caso quali sono i suoi diritti in merito all’esercizio di registrazione e se è tenuto ad informare le persone presenti durante l’interrogatorio della presente registrazione.
    2)nel caso l’investigatore abusa della sua professione attraverso offese o prese in giro verso l’imputato quali diritti in merito ha l’imputato nel difendersi secondo la costituzione nell’immediatezza (come può rispondere alll’investigatore in merito alle offese perpetrate o in ogni caso ad altri abusi?), O dopo in che modo può agire e denunciare tali abusi?
    La ringrazio per i chiarimenti.

    • admin says:

      Egregio Signore,
      risponderò in maniera schematica ai delicati quesiti che mi pone.
      1) l’interrogatorio di norma potrebbe essere già registrato con l’utilizzo della stenografia o la semplice registrazione. Di norma tale modalità avviene – ad esempio – in sede di interrogatorio avanti al GIP per la convalida delle misure cautelari applicate.
      Più raramente tale modalità – che richiede mezzi tecnici e personale ad hoc – è utilizzata per gli interrogatori investigativi eseguiti dalla Polizia Giudiziaria su delega del PM. Ed invero solitamente è redatto solo un verbale.
      La registrazione vocale tra presenti (ovvero attuata da uno degli interlocutori mentre gli altri sono inconsapevoli) NON è una intercettazione ambientale (ovvero la captazione delle voci effettuata da una persona che non partecipa alla conversazione all’insaputa di tutti coloro coinvolti nel colloquio) e, quindi, non è illegale.
      Certamente, appare del tutto singolare che venga svolta all’insaputa di un ufficiale di PG che sta svolgendo un atto di indagine.
      Tuttavia, a parte chiari e gravi motivi di opportunità, non mi sembra – con una rigorosa attuazione del codice penale – che si possa configurare effettivamente un reato.
      2) durante l’interrogatorio la legge prevede ovviamente che non siano usati metodi di coercizione di qualsiasi tipo e altrettanto ovviamente che l’interrogato non sia vessato e offeso.
      Per il rispetto di tali principi è prevista la presenza obbligatoria del difensore che deve partecipare altrimenti l’interrogatorio dell’accusato NON si può tenere.
      Se dovesse accadere quello che Lei mi prospetta – ma devo dire che personalmente in quasi 15 anni carriera non mi è mai successo – deve intervenire prima di tutto il difensore per far cessare la condotta.
      Eventualmente si può pretendere di farne menzione nel verbale di interrogatorio.
      In casi estremi credo non sia sbagliato interrompere l’atto ed andarsene (se l’imputato non è sottoposto a misura cautelare non può essere chiaramente trattenuto).
      Da ultimo, l’ufficiale di PG risponde dei reati di ingiuria e minacce come tutti gli altri cittadini.

      Giuseppe Maria de Lalla

  10. Lodovico says:

    Buon giorno.Cercherò di essere breve.
    Il 3 aprile 2011,partendo da un bar,noto che i cc di Campodarsego ,partiti anche loro dal luogo medesimo in centro abitato rimanendo in sorpasso,mi obbligano ad accostare e io allora parcheggio nel primo posto possibile,dopo avermi chiesto i documenti,sottopormi ad etilometro apertura del bagagliaio uno dei 2 conduce la mia vettura in caserma mentre io vengo invitato a salire di dierto alla loro auto,di fronte al bar c é tutt’oggi una telecamera che avrebbe potuto dare le prove che mi fermavo immediatamente all’alt ma non sapevo di cosa mi accusarono perché la notifica di reato la impugnai un anno dopo,alla prima udienza. Sebbene non mi rilasciarono immediatamente il.1 verbale del 3,dove scrissero in mia assenza che mi rifiutai di fare l etilometro e omissione di fermarmi ,che non firmavo il verbale ma che me lo.consegnarono,non ebbi nessuna prova di dimostrare il contrario,come non essermi rifiutato. Ma ciò rappresentò.il male.minore,si perché,nella notifica del 4,che ripeto impugnai un anno dopo fui accusato anche di oltragio a pubblico ufficiale,di aver fatto un pre test con esito positivo di color rosso,non omissione ma di un vero e proprio inseguimento a folle velocità e che passai col rosso e via dicendo,tutto ciò venne ripetuto dal carabiniere in tribunale dove non viene preso in considerazione il primo verbale che non ricevetti immediatamente,ma sono stato accusato col secondo molto piu pesante,ora vengo condannato quindi a 4 mesi di carcere o 30.000 € ,in piu citano come testimoni i carabinieri di Camposampiero,mai intervenuti,che secondo il racconto dei carabinieri di Campodarsego,intervennero a portare l ‘etilometro ma che mai parteciparono a nessuna indagine.Ora abbiamo 15 giorni per andare in appello dopo quasi 4 anni di un processo andato a rinvio a giudizio 7 volte poi conclusosi x ora con questo intrigante racconto fantascientifico degno di Journe Verne,cosa mi capiterà ora?

    • admin says:

      Buongiorno,
      ho letto con attenzione la sua mail e senz’altro poter ricostruire una vicenda così articolata in poche righe non è certo facile per chi la scrive e comprenderla per chi la lege.
      Quello che sicuramente NON posso fare è prevedere….il futuro di questa vicenda giudiziaria.
      Senz’altro – e questa è l’indicazione più utile che posso darle – occorre depositare prontamente l’atto di appello.
      L’impugnazione è l’unico strumento che le concede il diritto per una nuova analisi della vicenda.
      I motivi mi sembra che non manchino ma Lei capirà che per me è impossibile sbilanciarmi.
      In ogni caso, Lei è assistito da una Collega che conosce la sua situazione nei minimi particolari e che saprà consigliarle al meglio.
      Nella mia posizione e con le informazioni che ho, non posso dirle di più.
      Cordialità.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  11. Enrico says:

    Un quesito “scottante”:
    Il PM sottopone a interrogatorio un imputato, registra il tutto e al contempo fa redigere un verbale che viene sottoscritto dall’imputato.
    Nel verbale appare una frase che può essere usata per l’imputazione di un altro soggetto.
    Ascoltando l’audio dell’interrogatorio, si evince che quella frase in realtà non è stata pronunciata, però è presente nel verbale sottoscritto.
    Oltre a richiedere la trascizione integrale dell’interrogatorio, quali altre azioni si possono intraprendere a difesa del terzo incolpato?

    • admin says:

      Effettivamente si tratta di un caso abbastanza singolare sebbene non poi così raro.
      Infatti, la trascrizione del verbale di interrogatorio avviene “di getto” da parte di un cancelliere o – molto più spesso – da parte di un agente di PG in servizio presso la segreteria del PM che interroga.
      La trascrizione delle frasi pronunciate dall’indagato/imputato è spesso influenzata dal clima dell’interrogatorio, dalle domande poste, dal tono delle risposte ed anche – in buona fede – da quelle che sono le impressioni e le aspettative di chi verbalizza (che, come detto, spesso è un agente di PG che ha svolto le indagini su quel caso delegato dal PM).
      Devo dire che propenderei per la buona fede dell’errore non fosse altro perché la registrazione chiarisce ogni dubbio ed è innegabilmente prova dell’errore (in caso di malafede evidentemente le parti si preoccuperebbero di agire senza la fonoregistrazione!).
      Direi che iniziative giudiziarie – come da esempio una denuncia per falso in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale o peggio ancora per calunnia – lasciano il tempo che trovano perché infondate e di nessuna rilevanza per la difesa del terzo.
      Direi che sarebbe più utile:
      – provvedere alle trascrizioni come ha già fatto;
      – depositare una memoria ben articolata nel procedimento dell’interrogatorio dove si evidenzia la discrasia tra registrato e verbale;
      – per la volta successiva …rileggere bene il verbale prima di sottoscriverlo.
      Questi mi sembrano i presidi migliori per la vicenda.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  12. gabriele says:

    salve.Siamo in fase di interrogatorio dell’indagato (delegato dal pm alla pg). la pg durante la stesura dell’atto e prima di entrare nel”vivo” dell’interrogatorio da atto delle fonti di prova (ad esempio comunicazione di notizia di reato della gdf nr 1 del 1/1/11).
    1)puo’ il difensore a quel punto richiedere di visionarla?
    2) puo’il difensore visionare anche eventuali allegati quali filmati registrati?
    3) in caso di filmati allegati alla Comunicazione della notizia del reato, se l’indagato dichiara una circostanza facilmente contestabile da eventuali immagini registrate puo’ la pg in quella sede contestare ciò sulla base di quanto lui ha visto (o presume di aver visto) nella preparazione dell’interrogatorio senza tuttavia mostrare le immagini che dice di avere in possesso e che documenterebbero la “bugia” dell’indagato interrogato?
    grazie Gabriele

    • admin says:

      Questo è spesso un grave problema che affligge la difesa: affrontare un interrogatorio “al buio” ovvero senza aver potuto vedere tutti gli atti.
      Questo non dovrebbe accadere. Ma accade.
      E accade sempre – e il difensore deve avere la cura che accada SOLO – in fase di convalida dell’arresto quando non ha potuto visionare gli atti dell’accusa che non sono a sua disposizione prima dell’interrogatorio.
      Non voglio nemmeno prendere in considerazione che un difensore si presenti ad un interrogatorio senza conoscere TUTTI gli atti.
      Non si tratterebbe di un avvocato ma – mi sia concesso – di un pericoloso ciarlatano.
      Durante le indagini se l’interrogatorio è chiesto “a sorpresa” dal PM prima della fine delle indagini (e quindi senza la possibilità di vedere il fascicolo da parte del difensore) credo che sia il caso di valutare l’idea di NON rispondere e depositare una memoria. Troppo pericoloso rispondere improvvisando (a meno che il cliente sia certo al 1000 x 1000 di poter riferire il vero senza dubbio alcuno).
      Quindi, come detto, la sola eventualità è che si tratti di un interrogatorio in sede di convalida di un arresto (ovvero entro le classiche 48 ore) unico caso in cui il difensore è COSTRETTO a non visionare gli atti prima dell’interrogatorio.
      In questa eventualità:
      – si il difensore deve chiedere al giudice qualche minuto per visionare gli atti. Con cortesia ma anche fermezza. Lo si chieda sempre. se la risposta è no si insista. Se rimane no….si provi a darne atto a verbale. Certo il clima diverrà rovente ma…..à la guerre comme à la guerre. Poi si vedrà se c’è stata una lesione del diritto di difesa. Purtroppo non esiste una norma che prevede espressamente questa discovery degli atti di cui stiamo parlando.
      – se si chiede di visionare il fascicolo e la risposta è si…allora devono poter essere visionati anche gli allegati. Rimane il problema pratico: su quale PC? Portarlo non servirebbe a nulla perché non sarebbe dato il permesso di utilizzarlo. Ce ne vorrebbe uno messo a disposizione dal Giudice;
      – La PG delegata può contestare. Anzi deve farlo per perseguire al meglio l’ipotesi accusatoria. La contestazione nell’ottica investigativa è utilissima.
      La si aggira molto facilmente: non si risponde alla domanda inerente i fatti filmati se i filmati NON sono stati visti. Si fa verbalizzare: rispondo non appena mi fate vedere i filmati.
      Se non si conosceva l’esistenza dei filmati fino a quando non saltano fuori per la contestazione durante l’interrogatorio…..allora si ricade nella regola aurea che NON si risponde se NON si conoscono gli atti.
      C’è sempre tempo dopo per depositare memorie o chiedere di essere interrogati.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  13. gabriele says:

    salve durante l’interrogatorio è scorretto porre domande all’assistito/indagato ( o aiutarlo)? quali gli interventi del difensore? si puo’ chiedere di integrare e/o riformulare la domanda posta all’indagato? grazie

    • admin says:

      Esistono vari tipi di interrogatori ai quali può essere sottoposta una persona indagata (durante il processo l’imputato è esaminato e NON interrogato).
      Vi è quello richiesto dal PM (investigativo), quello richiesto dall’indagato (ad esempio dopo l’avviso di conclusione delle indagini) e quello di garanzia (dopo l’applicazione di una misura cautelare).
      I primi due avvengono avanti al PM o alla PG delegata. Il terzo solitamente avanti al GIP.
      Cambiando lo scopo e le modalità nonché l’autorità giudiziaria si tratta di adempimenti che non possono essere considerati del tutto in maniera unitaria.
      Questa è una doverosa premessa.
      Venendo ai Suoi quesiti:
      – il ruolo del difensore è di garanzia. Egli deve tutelare i diritti dell’assistito e assicurarsi che tutto l’interrogatorio si svolga secondo il modello legale codificato. Poi subentra la bravura del professionista. Egli deve aiutare il proprio assistito preparandolo PRIMA dell’interrogatorio, simulando sia le domande che forse verranno poste sia spiegando ogni piega del confronto con gli inquirenti al cliente. Ma è fondamentale anche la capacità dell’avvocato di entrare in empatia con chi interroga contribuendo a creare un clima disteso e – magari – riuscendo a far verbalizzare – si il pensiero e le risposte dell’assistito – ma con le migliori modalità “suggerite” a chi interroga dal medesimo difensore. E qui la differenza la fa anche chi interroga: PM o polizia delegata? Un inquirente con il quale il difensore ha già lavorato oppure no? E per quale reato si sta procedendo? Certo per reati molto gravi gli spazi della difesa saranno ridotti a quelli di garanzia di cui sopra abbiamo accennato.
      Si tratta di una attività molto delicata che si impara davvero con la pratica e che – credo – dipenda anche dalla preparazione del difensore e dal suo bagaglio strettamente personale (l’empatia non si insegna. La si ha oppure no).
      – il difensore alla fine delle domande degli inquirenti può chiedere di porre le sue che verranno verbalizzate.
      – se l’avvocato si rende conto che il cliente non ha gli strumenti concettuali e culturali per comprendere bene le domande, ha il DOVERE di intervenire chiedendo che la domanda sia riformulata affinché sia ben compresa dall’indagato. Non farlo sarebbe un errore madornale, gravissimo. L’avvocato è li presente apposta per assicurarsi che il cliente sia presente in tutti sensi all’adempimento e che non nasca nessun tipo di fraintendimento e che ogni passaggio dell’interrogatorio sia capito e assimilato correttamente da chi lo subisce.
      Ala termine il difensore deve rileggere ogni parola del verbale – anche gli avvertimenti iniziali – e deve chiedere che sia modificato (anche 10 volte!!) qualora non rispecchi i pensieri e le parole del cliente.
      Un approccio diverso trasformerebbe il difensore in un mero convitato di pietra del tuto inutile.
      Per il resto, La rinvio alla trattazione che trova nel sito.
      Cordialità.

      Avv. G.M. de Lalla

  14. Raffaele says:

    Salve,

    Volevo sottoporle il seguente quesito.
    Mio fratello ha ricevuto un avviso di garanzia per reato ex art. 321 (corr. improria) 3 anni fa per una faccenda rispetto alla quale era completamente estraneo ma coinvolto causa terzi. Contestualmente gli fecero sequestri di materiale informatico e cartaceo (poi restituito solo quello informatico). Riuscimmo a capire tramite suo legale che era stato indagato per delle intercettazioni con un geometra della ditta che aveva incaricato x seguire pratiche di permessi al comune il quale a sua volta intercettato con tecnico comunale. Dopo la restituzione del materiale il pm fu cambiato per cui il fascicolo rimase impantanato; non furono fatte richieste di proroga o altro. in questi tre anni tramite legale abbiamo saputo che il fascicolo ha cambiato circa 10 pm e ad oggi è in ulteriore fase di assegnazione.
    Le mie domande sono queste.
    1) Essendo i termini per le indagini preliminari abbondantemente finiti e le stesse piuttosto lacunose si potrebbe ancora sfociare in una richiesta di rinvio a giudizio?
    2) essendo presumibilmente il reato collocabile tra maggio e giugno del 2012 (iscrizione nel reg. degli indagati luglio 2012) mi conferma che se non vengono fatte altre azioni si prescrive tecnicamente in 5 anni?

    Grazie per la riposta

    • admin says:

      Ho letto la Sua mail.
      Come devo e voglio fare doverosamente in tutti questi casi, Le ribadisco che il soggetto ASSOLUTAMENTE più qualificato per rispondere alle Sue domande è il difensore nominato che ha ovviamente sia le capacità che la conoscenza degli atti necessarie per la migliore risposta.
      Quindi La invito sicuramente a porre i medesimi quesiti al Collega.
      Per quanto mi riguarda posso darle solo delle indicazioni di massima senza alcuna pretesa di completezza non conoscendo sufficientemente la vicenda di Suo fratello.
      Veniamo alle domande:
      1) Essendo i termini per le indagini preliminari abbondantemente finiti e le stesse piuttosto lacunose si potrebbe ancora sfociare in una richiesta di rinvio a giudizio?
      La risposta è si.
      Il codice procedurale NON prevede alcun automatismo se i termini fissati per le indagini preliminari vengono superati.
      Certamente, questa situazione di fatto indica che gli inquirenti hanno evidentemente perso interesse – per i motivi che possono essere i più vari compreso quello del difetto di elementi a carico dell’indagato – per la prosecuzione del procedimento.
      Vi invito a controllare eventualmente se pende una richiesta di archiviazione o se è già stato emesso decreto di archiviazione posto che lo stesso non deve essere notificato all’indagato che non sia stato sottoposto a misura cautelare custodiale.
      Mi pare devo dire un po’ strano che per tre anni il procedimento si sia “spento” senza esito alcuno.

      2) essendo presumibilmente il reato collocabile tra maggio e giugno del 2012 (iscrizione nel reg. degli indagati luglio 2012) mi conferma che se non vengono fatte altre azioni si prescrive tecnicamente in 5 anni?
      Per un reato punito con la pena massima di cinque anni la prescrizione è di sette anni e mezzo e non 5.
      Per i delitti non sono previste prescrizioni più brevi.

      Cordialità.
      Avv. GM de Lalla

  15. Raffaele says:

    Grazie della risposta avvocato.

    Solo un ultima perplessità relativa ai termini di prescrizione.

    Ho letto l’art. 157 del c.p. che recita: ” La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge “.
    Ma se la pena massima è di 5 anni come nel caso di specie…non si prescrive di fatto in 5 anni?

    Grazie per la disponibilità

  16. Stefano007 says:

    Sono stato recentemente indagato e dopo una perquisizione a casa sono stato portato al comando. Gli inquirenti hanno fin da subito esercitato una pressione psicologica al fine di estorcermi una dichiarazione contraria a quello che semplicemente erano i fatti accaduti. Gli inquirenti hanno reso false affermazioni, del tipo :”te lo chiediamo ma sappiamo già tutto perchè gli altri hanno confessato”, cercando di indurmi a rendere delle dichiarazioni diverse da quello che era la verità.
    tutto questo è regolare ? che valore avrebbe avuto una mia dichiarazione falsa resa tale da pressioni psicologiche da false dichiarazioni degli agenti ?
    grazie dell’attenzione

    • admin says:

      Ho letto con attenzione la Sua mail.
      Come ha potuto leggere nel sito, il confronto nell’interrogatorio investigativo – ovvero non richiesto dall’accusato ma disposto dall’Autorità Giudiziaria – è volto ad acquisire elementi di prova e nuovi spunti investigativi.
      Una certa forma di pressione psicologica è insita nell’interrogatorio stesso e spesso non mancano tecniche – come quella che Lei mi descrive – tese a indebolire le difese dell’interrogato ed indurlo a collaborare.
      Si tratta di iniziative legali che sono e rimangono tali se non travalicano la libera autodeterminazione dell’interrogato.
      Esistono negli altri Paesi delle linee guida per il corretto esperimento degli interrogatori ed in alcuni casi la prospettazione da parte degli investigatori di circostanze false è severamente censurato.
      Peraltro, il riferire la collaborazione di coindagati per indurre il soggetto interrogato a confermare ipotesi accusatorie è, direi, un “classico” escamotage degli investigatori.
      Come detto, si tratta di astuzie e tecniche legali (nel nostro Paese) che non violano la libertà di scelta dell’individuo a cui sono rivolte le domande e non ne coortano la volontà in maniera totale.
      Faccio fatica a pensare che gli inquirenti avessero come obbiettivo precipuo quello di farla mentire; sono del parere che avessero un quadro indiziario del quale cercavano una conferma supponendo che tale quadro degli indizi fosse rappresentativo della realtà effettiva.
      Ma ovviamente non conosco la vicenda.
      Non comprendo poi un aspetto fondamentale: come indagato Lei doveva essere interrogato alla presenza del difensore.
      Altrimenti l’interrogatorio è nullo.
      Nella circostanza che mi riferisce era il Suo difensore a dover semmai intervenire nel caso di irregolarità.
      Se poi Lei avesse dichiarato ed il tutto fosse stato verbalizzato e sottoscritto sia da Lei che dal difensore, le sue dichiarazioni avrebbero avuto piena validità.
      Salva ovviamente la possibilità di ritrattare successivamente.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  17. DOMENICO says:

    ho un dubbio che vorrei sciogliere e cioè: la P.G. può eseguire un interrogatorio delegato (ex art. 370) ad una persona detenuta in carcere in regime di custodia cautelare?

    • admin says:

      Si. Se delegati gli ufficiali possono condurre l’interrogatorio anche se il soggetto è detenuto in stato di custodia cautelare.
      Ovviamente deve essere presente anche il difensore.
      cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  18. gabriele says:

    Salve. una persona informata sui fatti dovrà essere sentita dalla pg. Sicuramente dovrà riferire in merito a dei fatti riportati in una querela presentata dalla madre e nei confronti dello zio paterno e del cugino .
    1)può chiedere una terza persona (…difensore… )di essere presente (senza intervenire ovviamente)?
    2) in questo caso la facoltà di astensione, art 199 c.p.p. deve essere applicata? nel senso , da una parte lo zio rientra nei “prossimi congiunti”(…I prossimi congiunti dell’imputato non sono obbligati a deporre…) .e dall’altra è stata la mamma ha presentare querela (… Devono tuttavia deporre quando…. un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato)
    3) il cugino rientra nei “prossimi congiunti”?
    Grazie anticipatamente

  19. Gabriele says:

    Salve. una persona informata sui fatti dovrà essere sentita dalla pg. Sicuramente dovrà riferire in merito a dei fatti riportati in una querela presentata dalla madre e nei confronti dello zio paterno e del cugino .
    1)può chiedere una terza persona (…difensore… )di essere presente (senza intervenire ovviamente)?
    2) in questo caso la facoltà di astensione, art 199 c.p.p. deve essere applicata? nel senso , da una parte lo zio rientra nei “prossimi congiunti”(…I prossimi congiunti dell’imputato non sono obbligati a deporre…) .e dall’altra è stata la mamma ha presentare querela (… Devono tuttavia deporre quando…. un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato)
    3) il cugino rientra nei “prossimi congiunti”?
    Grazie anticipatamente

  20. Gabriele says:

    Salve, una ragazzo che non parla l’italiano interrogato con il padre come interprete. Ma è possibile? Grazie

  21. MARCO says:

    Salve volevo avere due tipi di aiuto
    Il primo volevo sapere se i beni
    in caso di denuncia vengono analizzati e bloccati appena arriva la denuncia? o si fa il resoconto a sentenza emessa??
    Il secondo è che le prove della denuncia saranno delle registrazioni audio, le quali sono sicuro sono state manipolate, come devo fare per scoprire il tutto.
    Grazie per la risposta

    • admin says:

      Prima risposta: NO. i beni del denunciato NON vengono assolutamente sequestrati automaticamente. E’ possibile che il denunciante faccia una apposita richiesta depositata con la denuncia e chieda il sequestro probatorio o affinché le conseguenze dei fatti criminali denunciati non si aggravino.
      Ma naturalmente occorre che siano portati tutti gli elementi per dimostrare la fondatezza della denuncia.
      Potrà poi il PM ovvero l’accusa pubblica chiedere il sequestro conservativo dei beni in previsione di una sentenza di condanna.
      Ma in tutti i casi il sequestro deve essere richiesto e deve basarsi su elementi concreti.
      NON esiste nessun automatismo (diversamente, basterebbe davvero una denuncia per rovinare economicamente il denunciato).
      Secondo quesito: se le prove sono state manipolate, quando l’accusato potrà fare le copie degli atti – solitamente dopo l’avviso di conclusione delle indagini – potrà far analizzare i nastri da un proprio consulente e/o chiedere una perizia al Giudice affinché sia appurata o meno la genuinità delle registrazioni.
      Se fossero state manipolate essere non sarebbero più prove e l’autore della frode probatoria sarebbe denunciabile per calunnia.

      Avv. GM de Lalla

  22. Luigi says:

    Gentile avvocato,
    vorrei approfittare della sua gentilezza, per porle alcune domande relativamente ad un fatto che mi accadde diversi anni fa.
    Premetto che sono laureato in giurisprudenza, ma non ho mai esercitato la professione e mai potrò, purtroppo, proprio a seguito di questa vicenda.
    Circa quattro anni fa si introdussero presso una nostra abitazione, in comune in cui risiedevamo da pochi mesi, dei ragazzi con bastoni ed altro, compiendo vari atti di tipo vandalistico.
    ll fatto era già accaduto nei giorni precedenti, avevamo anche sporto una formale denuncia, ma non vi era stato alcun intervento da parte dell’autorità giudiziaria o delle forze dell’ordine.
    Quel giorno, mio padre intimò a queste persone, esasperato, di abbandonare la nostra proprietà, ma ciò non avvenne ed anzi seguirono ulteriori insulti e minacce. Chiamammo i carabinieri, ma, dopo un’ora, nessuno si era ancora presentato sul posto. Io stesso, ad un certo punto, esasperato dalla situazione, presi una pistola giocattolo, di quelle che si vendono alle bancarelle e sparai su questi ragazzi, col solo scopo di farli allontanare e senza mirare al volto o in zone sensibili in particolare. Premetto che questi ragazzi spesso sparavano contro la finestra della mia stanza pallini provenienti da pistole ad aria compressa, ben più duri e potenti.
    Colpì uno di questi ragazzi al volto, che, per altro, rimase lì a schiamazzare (il referto del medico di famiglia, fatto ore dopo, fu di giorni due di prognosi).
    Sopraggiunse lo zio del ragazzo, in evidente stato di ubriachezza, che aveva assistito a tutto senza intervenire, minacciò me e mio padre e poi disse che avrebbe chiamato il suo amico vice-brigadiere.
    Dopo circa trenta minuti, sopraggiunsero presso la nostra abitazione un vice-brigadiere ed un appuntato, al quale consegnai immediatamente il fucile giocattolo e, una volta seguiti presso la stazione del posto, come da loro richiesta, raccontai l’accaduto, anche se in realtà non sembrarono prestare alcun ascolto.
    Il vice-brigadiere mi mostrò dei pallini duri, appurò che non erano compatibili con quelli della pistola che gli avevo consegnato e io stesso gli disse che, presso la mia abitazione possedevo quelli che avevo usato.
    Ci recammo presso la mia abitazione e gli consegnai ciò che avevo e cioè dei gommini.
    Avvenne, dopo la spontanea consegna di questi gommini, una vera e propria perquisizione, senza che io sia stato informato dei miei diritti, ecc ma condita da commenti sul valore dei mobili della nostra abitazione e da altre amenità varie (ad esempio, il vice-brigadiere, prese in un camerino una pistola ad acqua giocattolo, rotta e prese a dire che io ero proprio un appassionato d’armi, ecc).
    Tornato nella stazione, trovai un maresciallo, che iniziò a dirmi che ero un figlio di puttana, un capellone di merda, che mi avrebbe spaccato il culo, che avevo una faccia da frocio, ecc
    Dopo 7 ore di questo trattamento, in cui mi si negò persino il diritto di andare in bagno, mi venne presentato un verbale che rifiutai immediatamente di firmare, anche perché, oltre ad essere stato invertito l’ordine delle dichiarazioni, oltre ad essere stato totalmente travisato l’ordine dello svolgimento dei fatti, vi erano tutta una serie di dichiarazioni mai svolte, vi era falsamente affermato che ero stato avvisato dei miei diritti e, cosa più grave, erano stato inserito uno dei pallini duri, non compatibile, tra l’altro, con le lesioni riportate dal ragazzo, tra i miei gialli e di semplice gomma. Quando manifestai la mia volontà di non firmare il verbale, il maresciallo mi disse che, se non lo avessi fatto, il mio avvocato, prima dell’udienza, non vi avrebbe avuto accesso.
    Detto questo, mi furono formalizzati gli arresti domiciliari.
    Nell’udienza di convalida dell’arresto, alla quale peraltro non si presentarono né il vicebrigadiere e neanche il maresciallo, ove si presentò semplicemente l’appuntato, quando vidi per la prima prima volta il mio avvocato difensore, al quale raccontai alcuni di questi fatti, egli (l’avvocato) mi rispose che, per quanto fatti gravi, non avevo prove di tutto questo (ed era vero, ma mica avevo un registratore con me durante lo svolgimento dell’interrogatorio) e mi disse che, data l’esiguità del referto, conveniva andare per le spicce e chiedere il patteggiamento e che in ogni caso non conveniva mettersi contro carabinieri (testuali parole).
    L’arresto fu convalidato e in seguito patteggiai.
    Ora, abusi a parte, tutto quello che lei ha scritto qui è totalmente incompatibile con la mia esperienza.
    Fui invitato a seguire i carabinieri in caserma, nessuno mi disse se stavo per essere ascoltato come persone informata sui fatti, come indagato, ecc. L’appuntato mi faceva una domanda e appena tentavo di rispondere il maresciallo mi diceva: “zitto, pezzo merda”.
    Il verbale, che non volevo firmare, fu usato durante l’udienza come mezzo per convalidare il mio arresto.
    Preciso che la persona che firmò la denuncia, ben 5 ore dopo lo svolgimento dei fatti, è adesso in ottimi rapporti con noi, ci disse che non l’aveva scritta lei ma che la scrissero i carabinieri in un altra stanza e che, quando le presentarono il foglio, lei disse che non voleva rovinare nessuno ma loro le dissero che firmando quel foglio prendeva solamente atto che quel giorno era stata chiamata presso la suddetta stazione.
    Quello che volevo chiederle, è questo: le mie dichiarazioni, se così le possiamo chiamare, usate contro di me nell’udienza di convalida dell’arresto, come si inquadrano dal punto di vista giuridico? Come l’interrogatorio di una persona indagata e quindi col conseguente diritto di essere assistito di un avvocato? Come delle informazioni rese sommariamente da una persona informata dei fatti? In entrambi i casi, come è possibile che siano state usate contro di me durante l’udienza di convalida dell’arresto, visto che, nel prima caso, non vi era la presenza di un avvocato e, nel secondo caso, se ho ben capito, le dichiarazioni rese spontaneamente non possono essere usate contro il soggetto che le ha rese?
    Distinti Saluti
    Luigi

    • admin says:

      Ho letto con grande attenzione.
      Devo dire che quello che Lei mi racconta mi lascia – e uso un eufemismo – del tutto perplesso (ma forse dovrei dire scioccato).
      Quello che lei mi racconta non dovrebbe mai accadere: siamo al di là del diritto ma anche di qualsivoglia legittima tecnica di investigazione.
      Lei doveva essere sentito con il difensore e doveva essere interrogato con tutti i crismi che tale incombente richiede secondo la procedura penale.
      Ciò posto, nel momento in cui lei ha deciso di patteggiare ha – di fatto – abdicato a chiedere qualsivoglia nullità.
      Lei – tramite il difensore – non ha sollevato una sola eccezione e, come detto, di fatto, ha accettato il contenuto del fascicolo delle indagini ed ha permesso – con il patteggiamento – che tale coacervo accusatorio (sul quale, lo ripeto, lei non ha obbiettato formalmente alcunché) venisse recepito dal Giudice per la decisione.
      Dovrei ovviamente studiare gli atti, ma rimango perplesso anche dal fatto che il Giudice non abbia sollevato la lesione del diritto di difesa consistita nel suo interrogatorio senza l’assistenza del difensore: lei in quella sede doveva essere sentito quale persona sottoposta alle indagini per il ferimento della persona offesa.
      Devo anche osservare, tuttavia, che la vicenda tutta ha degli aspetti che non riesco a comprendere fino in fondo. In primis questa aggressioni a mano armata nel suo domicilio, ad opera di più persone, denunciate in passato, senza apparente motivazione e senza alcuna reazione da parte della Autorità Giudiziaria.
      Le ripeto: non riesco a inquadrare fino in fondo quello che lei mi riporta.
      Sappia, in ogni caso, che l’istituto della revisione può essere applicato anche nel caso di patteggiamento e che, ugualmente, la riabilitazione le permetterebbe di risolvere i problemi connessi alla sentenza di patteggiamento che allo stato le impedisce la libera professione.
      E’ quasi impossibile (e a volte fin troppo facile) ri-considerare tutta la situazione con il senno del poi; ma sicuramente il patteggiamento le ha impedito di far valere fino in fondo le ragioni che mi illustra e le irregolarità procedurali che lei mi riferisce.
      Buona fortuna.

      Avv. GM de Lalla

  23. Luigi says:

    Mi scusi se approfitto ancora della sue gentilezza e del suo tempo; desideravo chiederle, se, quando si è a qualsiasi titolo ascoltati dalle forze dell’ordine o dall’autorità giudiziaria si ha diritto a chiedere che l’audio delle dichiarazioni rese e della conversazione intercorsa venga registrato e, in caso affermativo, quali sono gli articoli di legge cui fare riferimento al fine di esercitare tale diritto.

    • admin says:

      La registrazione NON è un diritto.
      Dipende dalla disponibilità dei mezzi a disposizione in quel momento.
      Ma, sicuramente:
      1. può farsi cenno nel verbale che si richiede la registrazione e dei motivi per i quali non è possibile effettuarla.
      2. bisogna rileggere il verbale anche 1000 volte e SE non riporta quanto effettivamente è il contenuto dell’interrogatorio il difensore deve chiederne la correzione.
      3. se tale correzione NON viene effettuata, il verbale deve riportare le richieste della difesa.
      4. se il verbale non riporta effettivamente quanto accaduto durante l’interrogatorio, la difesa farà verbalizzare il motivo per il quale NON viene firmato il verbale (né dal difensore né dall’indagato).
      5. se nessuna correzione né alcuna osservazione viene verbalizzata, il verbale non deve essere firmato e IMMEDIATAMENTE, IL GIORNO DOPO,. conviene depositare una memoria al PM con il quale si illustra quanto accaduto in sede di interrogatorio.

      Avv. GM de Lalla

  24. Luigi says:

    Egregio Avvocato, le riporto alcuni elementi che chiariscono il quadro.
    Presso la nostra abitazione, a neanche un metro di distanza, letteralmente attaccato alle nostre siepi ed a poche decine di centimetri dalle nostre finestre nonché completamente confinante col nostro giardino,era stato costruito un parco giochi (i lavori erano iniziati quando noi abitavamo in un’altra città e non ancora presso l’abitazione, comunque di nostra proprietà, in cui sono avvenuti i fatti in oggetto).
    Il parco giochi, non essendo evidentemente a norma, dopo una battaglia legale da noi sostenuta che ha avuto per noi un esito scontato nel suo accoglimento (anche se i tempi tecnici, a causa della sfrontatezza dell’autorità municipale, che ha impiegato il maggior tempo possibile per eseguire quanto gli era stato imposto), è stato spostato. Era il parco giochi, letteralmente attaccato alla nostra abitazione, la causa di questi continui fastidi, transiti presso il nostro giardino (non cinto da alcun cancello purtroppo) e atti di vandalismo. C’è da dire anche che, essendo stata la nostra casa disabitata per moltissimi anni, era spesso stata oggetto di intrusioni e atti di vandalismo.
    Un’altra cosa che non le ho raccontato e che forse ha motivato questo atteggiamento da parte dei c.c. nei miei confronti, è la seguente: mentre ero in caserma, prima che venisse notificato l’arresto, sentì il vice-brigadiere parlando al telefono, sorridendo felice, estasiato, fare riferimento ad un articolo di giornale, il tutto praticamente davanti ai miei occhi, almeno in parte (non immaginavo minimamente che il riferimento fosse alla mia vicenda, anche perché l’arresto non mi era stato ancora notificato). Tutto questo, ripeto, prima che mi venisse notificato l’arresto.
    Il giorno successivo alla convalida dell’arresto, mentre ero fuori dalla provincia per motivi di lavoro, mi contatta telefonicamente mia madre, riferendomi che c’era la mia foto (quella scattata nel comando dei c.c., successivamente alla convalida dell’arresto, quella della schedatura insomma), sulla prima pagina del Giornale di Sicilia: la notizia apparve anche sul quotidiano “La Repubblica”, in diversi telegiornali regionali, ecc.
    Ovviamente l’articolo era pieno di notizie false, l’unica cosa vera, era l’arresto. C’era scritto che sparai verso il parco giochi, che i carabinieri, che passavano di lì come loro abitudine, sentendo le urla del ragazzo, stramazzato al suolo, lo soccorsero, che io dichiarai di aver sparato perché disturbato dagli schiamazzi, che il ragazzino era stato portato in ospedale con una prognosi di almeno 7 giorni, ecc
    Io, se lei lo ritiene, le posso inviare la prognosi del medico di famiglia del ragazzino, di soli due giorni, che ovviamente non fu portato un alcun ospedale ma che continuò a schiamazzare con i suoi amici, che furono i c.c. tra l’altro, a richiedere alla madre del ragazzo (avvisata 3 ore dopo il fatto) di farsi dare un referto: la invitarono ad andare dal medico, la seguirono e appena lei uscì presero in consegna il referto.
    Ovviamente, come ho scritto prima, non passavano di lì quando accadde il fatto (fummo noi a chiamarli per primi appunto, ma non vennero, ecc).
    Querelai il giornalista per diffamazione ma il giudice disse che, pur riconoscendo che molti dei fatti descritti nell’articolo non corrispondevano a verità, il fatto principale, quello dell’arresto, era vero, per cui non vi era diffamazione. Aggiunse anche la querela era scritta male, non indicava chiaramente gli articoli di legge violati, ecc (da questo ed altro, capì anche che mi ero affidato ad un professionista che non ha saputo tutelarmi in alcun modo e ho poi, completamente da solo, riabilitato la mia immagine sul web, facendo riferimento al diritto all’oblio, ecc).
    Credo, quindi, che vi sia stato un do ut des tra carabinieri e giornalista: i carabinieri, gli hanno passato la foto della schedatura ed informazioni assolutamente riservate, il giornalista ha poi gonfiato il tutto, inventando dei dati che esaltassero l’operato dei c.c., in modo da creare i presupposti per il titolo in prima pagina, ecc
    Lo so che quanto scritto sembra incredibile, ma, come le ripeto, a prova di quello che dico, le posso inviare il referto del ragazzino, una copia dell’articolo che venne pubblicato riguardante questa vicenda e qualsiasi altro documento in mio possesso.
    Distinti Saluti

  25. Luigi says:

    Io il verbale dissi di non volerlo firmare, ma, dopo più di 7 ore nella stazione dei c.c., dopo 7 ore di insulti, provocazioni, limitazioni all’uso del bagno e soprattutto dopo che il maresciallo mi disse che, se non lo avessi firmato il mio avvocato prima dell’udienza non lo avrebbe avuto, esausto, lo firmai.
    Aggiungo anche, che, essendo affamato dopo tutte quelle ore presso la loro stazione, i c.c. del posto iniziarono a cenare (delle pizze) davanti a me, dicendomi “ha fame vero? Se non firma, a casa non ci torna”.
    Lo so che detta così fa quasi ridere e che non fu questo il motivo per cui firmai (fu il riferimento alla mancata possibilità di visione del verbale da parte del mio avvocato, se non avessi apposto la mia firma sul verbale appunto, oltre alla stanchezza ovviamente, a spingermi a firmare: fatto che ovviamente scoprì poi totalmente falso).

  26. Luigi says:

    Un’altra cosa che non ho mai capito è come sia possibile che, a seguito di un arresto e di un verbale redatto da un maresciallo e un vice-brigadiere, in udienza, si presenti solamente l’appuntato, il soggetto cioè di grado più basso.
    Una cosa del genere è consentita dal nostro ordinamento o è stata una irregolarità?
    Le ripeto che posso provare ogni affermazione che ho fatto.

  27. gaetano says:

    Buongiorno, le volevo chiedere se una persona posta agli arresti domiciliari che richiede di essere interrogata, può recarsi in caserma o l’interrogatorio deve essere effettuato presso il domicilio?
    Grazie

    • admin says:

      Se l’interrogatorio viene concesso si svolgerà davanti al Giudice.
      La possibilità che si svolga al domicilio è assai rara e, semmai, ciò avviene quando l’interrogato è infermo.
      Una volta che l’interrogatorio sarà concesso, Lei potrà chiedere al GIP l’autorizzazione per recarsi a rendere l’interrogatorio.

      Avv. GM de Lalla

  28. Gabriele says:

    Egr. avvocato mi scuso per aver posto il quesito più volte, ma i dubbi rimangono. Spero possa aiutarmi s chiarirli. Se una persona informata sui fatti deve essere sentita a S.I. in merito a dei fatti riportati in una querela presentata dalla madre e nei confronti dello zio paterno e del cugino ….
    1)in questo caso la facoltà di astensione, art 199 c.p.p. può essere applicata? nel senso , da una parte lo zio rientra nei “prossimi congiunti”(…I prossimi congiunti dell’imputato non sono obbligati a deporre…) .e dall’altra è stata la mamma a presentare querela (… Devono tuttavia deporre quando…. un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato)
    3) il cugino rientra nei “prossimi congiunti”? La ringrazio anticipatamente e mi scuso nuovamente per averle rivolto il quesito più volte.

  29. MARCO says:

    Buongiorno avvocato, sono in una situazione allucinante perchè subisco frequenze da un anno e mezzo insieme alla localizzazione e alla fine del discorso tutto questo perchè vogliono denunciarmi per callunia e per aggresione facendo credere che registrano le conversazioni dall’unica parete che divide i due appartamenti, di sicuro usano strumenti della ENDOACUSTICA di Bari, il problema è quello delle aggressioni che non sono mai accadute da parte mia il problema è che hanno una microspia che registra anche all’esterno e hanno sempre il video pronto da modificare, quello che volevo sapere un fatto dal quale è scaturita una presunta aggrssione è successo il 28-01-2016 e l’altro il 17-04-2016 la denuncia per aggessione sò che è entro i tre mesi, ma visto che è successo l’altro fatto volutamente prima della scadenza dei tre mesi si possono attaccare i due fatti e prolungare il termine di denuncia?????? grazie per la risposta

  30. Antonio says:

    Buongiorno , sono testimone chiamato in una causa in cui è coinvolto un mio convivente che ha sporto querela verso terzi
    durante una raccolta a sommarie informazioni a norma del 351 cpp con procedura del tutto discutibile (dapprima mi è stato detto dalle fdo tramite una collega che dovevano consegnarmi qualcosa per sapere dove mi trovavo ,poi negato il diritto di non rispondere o comunqune di poter deporre in un luogo in cui la mia privacy venisse rispettata -mi hanno fermato su una strada pedonale dove eero circondato da persone a me note e ignote -, ancora negata la richiesta di poter chiamare il mio avvocato per assistere “all’interrogatorio”) mi sono state fatte delle domande trabocchetto obbligandomi a dare risposte solo negative o affermative -senza quindi poter riportare il “Che io sappia -non Ricordo etc etc per indurmi nella menzogna .. Nessuna delle domande è stata riportata sul verbale e non viene menzionata nemmeno una registrazione o trascrizione audio/visiva.. A seguito di tale “intervista” mi viene attribuita la Menzogna a ufficiale giudiziario-sebbene io fossi convinto di parlare con la polizia locale riguardo una multa (perché non si sono presentati con tale veste) che mette in discussione la presenza di testimoni sul luogo dell’evento . Premesso che ho i testimoni di tutto quel che ho scritto le risulta che posso procedere legalmente in qualche modo ?

    • admin says:

      Buongiorno,
      preliminarmente devo comunicarle che il suo quesito è alquanto complesso e davvero di difficile esauriente trattazione in questa sede e con le informazioni che mi da.
      Mi posso limitare qui a darle alcune indicazioni che spero le siano utili.
      La persona informata dei fatti non ha necessità di un difensore, salvo che nel corso delle dichiarazioni non emergano elementi per i quali possa essere indagata.
      A quel punto gli ufficiali di PG interrompono la verbalizzazione invitando la parte a nominare un legale.
      Il verbale tra l’altro viene sottoscritto non solo dalla PG, ma anche e soprattutto dal dichiarante.
      Allo stato, alla luce delle informazioni da lei riferite e senza riscontri documentali, non sono nella condizione di poterle dare una risposta in tal senso.

      • Antonio says:

        La ringrazio per risposta .
        Io non riesco a capire : se IO chiedo di avere l’avvocato presente alle mie Sit …mi può venir negato?
        Inoltre sul foglio da me firmato compare mille volte la formula ADR …ma non compare la domanda in alcun modo nemmeno una trascrizione di eventuale registrazione ..così facendo le mie risposte sono state completamente decontestualizzate .Ancora quando rispondevo NOn ricordo Veniva chiesto SI o NO … io rispondevo non ricordo , veniva trascritto quel che faceva comodo . Preciso che l’agente che “indagava ” per conto della procura era contemporaneamente coinvolto in una causa civile contro la mia convivente . Non veniva mai interrotto il Sit per dirmi che sarei stato sottoposto a indagini ..Mi veniva persino Imposto di firmare le sit come lui le aveva scritte senza obbiettare!

  31. Benny says:

    Salve, ho lavorato come autista dal 2012al 2013 in una ditta di recupero rifiuti speciali non pericolosi.giorni fa mi è arrivata una notifica da parte del tribunale dove insieme al titolare e un altro collaboratore mi vengono attribuiti dei reati ambientali. Ho subito chiamato il mio ex datore di lavoro il quale mi ha detto che verso novembre o dicembre scorso gli han sequestrato del materiale. Ora il gip con delega ai cc, vorrebbe farmi un interrogatorio in presenza di un avvocato .ma essendo io un semplice autista autorizzato al ritiro e alla consegna al datore di lavoro,cosa vorrebbero sapere da me?possibile che sia io responsabile di qualcosa quando questo sequestro è stato fatto solo 6mesi fa e io nn ci sono più dal 2013??dopo 3 anni poi..una volta fatto l interrogatorio,dopo quanto faranno sapere all avvocato l esito?

    • admin says:

      Deve essere l’avvocato che si interessa dal PM per avere contezza delle due alternative possibili: o richiesta di archiviazione o richiesta di rinvio a Giudizio. L’interrogatorio potrebbe semmai essere una occasione – se ben preparato e documentato – per cominciare a difendersi chiarendo la sua posizione. Lo prepari bene in maniera che sia già in questa fase chiara la sua posizione. Poi il difensore – quando l’interrogatorio sarà trasmesso al PM – potrà andare dal PM medesimo a chiedere quali saranno le sue determinazioni.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  32. Raffaele says:

    Salve Avvocato,

    In primis mi complimento per questo splendido sito, per la sua disponibilità, professionalità e chiarezza espositiva.

    Le espongo brevemente il quesito. Dopo 4 anni e mezzo a mio fratello è arrivato avviso conclusioni indagini per 321 cp in concorso (l’atro attore 319)- avviso di garanzia 2012. Tramite suo penalista abbiamo scoperto che il grosso dell’accusa si basa su intercettazioni telefoniche tra lui e un intermediario che poi a sua volta era intercettato con il dip. comunale per una pratica edilizia. Premesso che era all’oscuro di tutto fidandosi ciecamente dell’intermediario (per il quale potrebbe configurarsi anche reato di truffa e millantato credito) allo stato dell’arte rischia rinvio a giudizio insieme agli altri. Ora il suo avvocato non ha voluto presentare ne memorie ne richiedere interrogatorio puntando tutto su eventuale udienza preliminare (ancora da definire insieme a rinvio a giudizio).
    Il mio quesito è il seguente:
    Mi sono accorto rileggendo le carte che il procedimento in cui è stato coinvolto mio fratello nasce da un altro filone in cui era già coinvolto l’intermediario per reati contro patrimonio, truffa, corruzione e ricettazione con altri soggetti ed intercettando lui hanno intercettato anche mio fratello, fascicolo con un certo numero ..xxxx/2010. Nell’avviso di conclusione è stato creato un nuovo fascicolo xxxx/2016 ma le intercettazioni ( è esplicitamente scritto nel provvedimento) fanno riferimento al fascicolo xxxx/2010.
    E’ vero che il PM all’epoca dei fatti avrebbe dovuto aprire un altro fascicolo a carico di mio fratello, intermediario e dip. comunale pena inutilizzabilità intercettazioni? Secondo Lei è possibile in sede di udienza preliminare chiedere l’inutilizzabilità delle intercettazioni a causa di questo errore formale/procedurale?

    Grazie

    Un saluto

  33. antonio says:

    Salve Avvocato,
    Una domanda posso rifiutarmi di rendere un interrogatorio o sono costretto a presentarmi alla P.G. ed eventualmente a non rispondere?

    • admin says:

      Buongiorno,
      la migliore strategia difensiva è SEMPRE – a mio avviso – quella di presentarsi e, eventualmente, di avvalersi della facoltà di non rispondere.
      Oppure, avvalersi della facoltà di non rispondere ma depositare anche solo una breve memoria difensiva (dopo attenta analisi del contenuto alla luce degli atti di indagine eventualmente conosciuti).
      Bisogna sempre cercare di far volgere l’interrogatorio a proprio favore e non limitarsi a “scansare” l’incombente.
      La cosa importante è valutare se si conoscono gli atti del procedimento in maniera sufficientemente approfondita da poter misurarsi nel confronto con gli investigatori senza dare loro ulteriori elementi a carico.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  34. Raf says:

    Le espongo brevemente il quesito. Dopo 4 anni e mezzo a mio fratello è arrivato avviso conclusioni indagini per 321 cp in concorso (l’atro attore 319)- avviso di garanzia 2012. Tramite suo penalista abbiamo scoperto che il grosso dell’accusa si basa su intercettazioni telefoniche tra lui e un intermediario che poi a sua volta era intercettato con il dip. comunale per una pratica edilizia. Premesso che era all’oscuro di tutto fidandosi ciecamente dell’intermediario (per il quale potrebbe configurarsi anche reato di truffa e millantato credito) allo stato dell’arte rischia rinvio a giudizio insieme agli altri. Ora il suo avvocato non ha voluto presentare ne memorie ne richiedere interrogatorio puntando tutto su eventuale udienza preliminare (ancora da definire insieme a rinvio a giudizio).
    Il mio quesito è il seguente:
    Mi sono accorto rileggendo le carte che il procedimento in cui è stato coinvolto mio fratello nasce da un altro filone in cui era già coinvolto l’intermediario per reati contro patrimonio, truffa, corruzione e ricettazione con altri soggetti ed intercettando lui hanno intercettato anche mio fratello, fascicolo con un certo numero ..xxxx/2010. Nell’avviso di conclusione è stato creato un nuovo fascicolo xxxx/2016 ma le intercettazioni ( è esplicitamente scritto nel provvedimento) fanno riferimento al fascicolo xxxx/2010.
    E’ vero che il PM all’epoca dei fatti avrebbe dovuto aprire un altro fascicolo a carico di mio fratello, intermediario e dip. comunale pena inutilizzabilità intercettazioni? Secondo Lei è possibile in sede di udienza preliminare chiedere l’inutilizzabilità delle intercettazioni a causa di questo errore formale/procedurale?

    Grazie

    Un saluto

    • admin says:

      Il pubblico ministero TEORICAMENTE una volta acquisita la notitia criminis dovrebbe – senza ritardo – iscrivere il nome dell’indagato nell’apposito registro e costituire un nuovo fascicolo.
      La dizione “senza ritardo” ha un significato, come può immaginare, del tutto vago ma il risultato è che non ci siano termini di legge che una volta superati rappresentino una nullità.
      Quindi, il fatto che solo successivamente sia stata effettuata l’iscrizione – verifica che potete fare studiando gli atti dopo la discovery del 415 bis c.p.p. visionando la data dell’iscrizione – non rappresenta una nullità formale. L’importante è che il PM abbia costituito un autonomo fascicolo a seguito della predetta iscrizione nel registro degli indagati.
      Le nullità relative agli atti di indagine possono essere eccepite (anzi, devono) essere eccepite all’udienza preliminare come eccezioni preliminari.
      Ma nel caso di specie non credo che l’eccezione potrà essere accolta.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

      • Raf says:

        Grazie avvocato per la chiarezza della risposta.

        Nel frattempo è arrivata anche richiesta rinvio a giudizio e fissazione Udienza Preliminare.
        Abbiamo verificato che al momento dell’iscrizione di mio fratello nel registro degli indagati non fu aperto un autonomo fascicolo a suo carico e degli altri correi. In pratica le intercettazioni sono state disposte per il fascicolo più vecchio (dove c’erano altri indagati per altri fatti, fascicolo tra l’altro stranamente finito nell’oblio) e poi riprese adesso dopo 4 anni e mezzo ed inserite in questo nuovo fascicolo stralcio del precedente.
        Non crede a questo punto si possa invocare il dispositivo dell’art. 270 C.P.P. comma 1 che vieta l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti?

        Grazie

  35. Piero says:

    Egregio.ho accompagnato in centro citta’ un mio conoscente,l’ho lasciato e mi ha chiesto in prestito il casco moto.
    dopo qualche minuto sulla strada di casa mi ha raggiunto in scooter,e sotto casa dove ho posteggiato mi ha restituito il casco.
    24 hr dopo si presenta a casa mia e mi chiede un passaggio a casa,mi lascia una maglia da lavare.
    appena scesi in strada ci ferma la PS e lo arrestano per furto di moto,mentre a me mi conducono in commissariato e mi fanno un interrogatorio su questi fatti. ho risposto che come sopra ed ero inconsapevole delle sue azioni,mi hanno rilasciato come persona informata sui fatti.cosa mi devo aspettare?
    so’ che mi chiameranno come testimone,ma se mi attengo alle mie dichiarazioni,possono farmi passare per concorso nel reato?

    • admin says:

      In base alle informazioni che mi da’, direi che Lei è e rimarrà persona informata dei fatti.
      Se Lei era inconsapevole non vi è modo alcuno – logico e giuridicamente accettabile – per affermare il contrario.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  36. Raffaele says:

    Grazie avvocato per la chiarezza della risposta.

    Nel frattempo è arrivata anche richiesta rinvio a giudizio e fissazione Udienza Preliminare.
    Abbiamo verificato che al momento dell’iscrizione di mio fratello nel registro degli indagati non fu aperto un autonomo fascicolo a suo carico e degli altri correi. In pratica le intercettazioni sono state disposte per il fascicolo più vecchio (dove c’erano altri indagati per altri fatti, fascicolo tra l’altro stranamente finito nell’oblio) e poi riprese adesso dopo 4 anni e mezzo ed inserite in questo nuovo fascicolo stralcio del precedente.
    Non crede a questo punto si possa invocare il dispositivo dell’art. 270 C.P.P. comma 1 che vieta l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti?

  37. luca says:

    Salve approfitto anche io per fare una domanda, mi è successo che in aprile 2016 confessai alla mia psichiatra che facevo uso di cannabbis, in luglio dovevo andare in commistione patenti speciali essendo portatore di handicap legge 104 cosa successe che in primo luogo mi disse , non ti preoccupare, non lo devo dire, mi viene richiesta una valutazione della tua patologia… In luglio mi chiama a casa , mi dice vieni qui che ti ho preparato la relazione , andai li c’erano 2 vigili e 2 psichiatre, mi disse , provocandomi, che io in quelle condizioni non dovevo andarci , gridandomi in faccia cosa sono queste analisi , positive ( mi mando al sert ) poi mi disse che per una questione di sicurezza lei aveva la obbligo a segnalarmi alla commissione medico patente, li mi arrabbiai offesi una psichiatra, l altra la minacciai e diedi un pugno sul tavolo , mi fecero un TSO e mi denunciarono per oltraggio a pubblico ufficiale e violenza e minaccia a pubblico ufficiale il mio avvocato, mi a detto di non preoccuparmi , noi ci difenderemo benissimo , c’è stato un errore medico , anno sbagliato loro ! Penso si voglia appellare al 393 cp bis causa di non punibilità, siccome ho un passato particolare , sono stato , più volte arrestato e condannato per spaccio di stupefacenti, 2003 ! La domanda che le chiedo cortesemente e fattibile il 393 cp bis? Siccome ho una patologia stato paranoide semplice in disturbo borderline di personalità con episodi di scompenso psicotico, possono applicarsi la pericolosita sociale? Poi il giudice , accerta prima la responsabilità del reato , oppure applica dal inizio l art 85 ? Non permettermi di difendermi ? Possono mettermi in carcere ? Lavoro , mi riviene data la mia patente

    • admin says:

      Buongiorno,
      ho letto co attenzione quello che mi ha scritto.
      Rimango perplesso dal fatto che la Sua terapeuta abbia potuto avvertire le forze dell’ordine circa un abuso di sostanze non collegato di fatto ad un reato già compiuto o in esecuzione.
      Mi chiedo poi se era una terapeuta privata a cui lei si è rivolto o una dipendente di una struttura pubblica alla quale è stato inviato.
      Non comprendo nemmeno perché alla consegna della relazione – posto che la relazione doveva essere inoltrata alla commissione – erano presenti le forze dell’ordine e altri medici. Forse temevano la sua reazione.
      Per quanto riguarda l’esimente di cui all’art. 393 bis c.p.: “Non si applicano le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339, 341 bis, 342 e 343 quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto negli stessi articoli, eccedendo con atti arbitrari (2) i limiti delle sue attribuzioni” è senz’altro una strada da seguire anche se la Giurisprudenza è piuttosto restrittiva nell’applicazione della norma di cui parliamo.
      Forse gli atti arbitrari sono stati quelli della terapeuta e non già quelli delle forze dell’ordine; ma lei capirà che senza avere un solo atto in mano per me è davvero impossibile pronunciarmi.
      Lei potrà senz’altro difendersi e sicuramente l’ipotesi del carcere non è attuale e direi che se i reati sono quelli che mi ha indicato credo che lo spettro della galera non sia inevitabile (potrà semmai chiedere l’affidamento. In via teorica perché non conosco la sua situazione nel dettaglio).
      Se dovesse essere assolto per incapacità, sicuramente sarebbe prima sottoposto a perizia psichiatrica volta ANCHE a valutare la sua pericolosità sociale e se l’esito dovesse essere positivo, è concreta la possibilità che possa esserle applicata una misura di sicurezza.
      Di più ed altro non posso dirle non conoscendo gli atti.
      Sicuramente il Suo difensore avrà ogni mezzo è preparazione per farle un quadro preciso della situazione.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  38. luca says:

    La ringrazio per la risposta , proprio in questi giorni ho avuto il diario clinico e la cartella clinica , quel che emerge e davvero , sconcertante schifoso , praticamente, questa dottoressa a scritto sul diario clinico che io giorno , 4/7 e 10/7 in stato di agitazione lo aggredita e minacciata , in più lo minacciata giorno 18/7 mattina ….e lei a chiamato i vigili , per paura di una mia reazione ….a cambiato del tutto argomentazioni , poi addirittura io ho minacciato il responsabile del centro di salute mentale ,1/7 e un altra psichiatra , non mi sono arrivate le denunce di questi , e assurdo le spiego , lei a scritto sul diario clinico che il 18 io lo aggredita il giorno 4 e il giorno 10 , ma perché non la scritto giorno 4 e giorno 10 ? Perché sul diario clinico , se oggi è giorno 11 io posso scrivere solo da giorno 11 non posso tornare in dietro , giorno 10 , poi non si capisce perché una sua collega , giorno 12 /7 scrive che stavo bene ed ero tranquillo , comunque si a scritto che ero totalmente incapace , e che ero in preda ad un delirio di tipo persecutorio, ( di sicuro mi riterrano pericoloso visto i miei precedenti ) e che aveva chiamato i vigili per paura di una mia reazione , e che io rifiuto la terapia depot questo è vero , le preferisco in pastiglie no punture .. ma se può darmi consigli le sarò grado … vorrei rifiutare l art 85 e vorrei essere giudicato da normale … e vero ho avuto uno scatto di rabbia erano mesi che mi dicesse che mi dava la relazione , io ho dato un pugno sul tavolo , e ho cercato di alzare la scrivania , lo minacciata e al altra offesa , ma non ho fatto quelle ulteriori minacce , 4/7 e 10/7 poi io non lo conosco proprio al responsabile del centro di salute mentale,1/7 poi a scritto che le stavo lanciando la scrivania adosso, assurdo , comunque io le accuse non le ho ancora lette , mi è arrivato solo il foglio che stanno svolgendo indagini , per violenza o minaccia e oltraggio …. Lo capirà il giudice la storia del diario clinico ?? Grazie

  39. luca says:

    Le forze del ordine comunque non mi anno denunciato

  40. Viviana says:

    Salve
    Nel negozio dove lavora una mia amica a fine settembre 2016 è scomparso un versamento di circa 450 euro, il versamento era stato depositato dalla ragazza del turno della mattina in cassaforte. Di pomeriggio vi erano due ragazze in turno, una delle quali finiva il turno prima dell’altra. La responsabile era di riposo, ma di pomeriggio è passata in negozio per circa 5 minuti per ritirare dei curriculum, è andata in bagno, senza però andare nell’area dove vi è la cassaforte. La responsabile poi è andata via è la ragazza che chiudeva il negozio, quando ha depositato il suo versamento in cassaforte, la sera, si è accorta che mancava quello del turno della ragazza del mattino.
    In negozio non vi sono telecamere e le ragazze sono state tutte e 4, chiamate dai carabinieri ad inizio febbraio, per deporre circa l’accaduto.
    I carabinieri non hanno detto se erano chiamate in qualità di indagate o persone informate sui fatti. Hanno lasciato delle dichiarazioni, messe a verbale, senza avvocato e senza che fosse loro chiesto di eleggere domicilio.
    La domanda è questa: queste 4 ragazze sono state sentite come persone informate sui fatti o indagate?
    L’azienda ha sporto denuncia contro di loro o contro ignoti?
    È normale che siano trascorsi 5 mesi da quando è accaduto il fatto a quando sono state chiamate dai carabinieri?
    Adesso come si procederà?
    Grazie mille

    • admin says:

      Ho letto la mail e le rispondo in modo schematico:
      queste 4 ragazze sono state sentite come persone informate sui fatti o indagate?
      SE SONO STATE SENTITE SENZA DIFENSORE ESSE SONO TECNICAMENTE EPRSONE INFORMATE SUI FATTI. ALTRIMENTI AVREBBERO DOVUTO ESSERE ASSISTE DA UN DIFENSORE E SI TRATTEREBBE DI UN INTERROGATORIO CON LE GARANZIE DELL’ART. 64 C.P.P.; IN SEGUITO SEMMAI POTRANNO ASSUMERE LA VESTE DI INDAGATE MA LE LORO DICHIARAZIONI NON POTRANNO ALLORA ESSERE UTILIZZATE.
      L’azienda ha sporto denuncia contro di loro o contro ignoti?
      QUESTO NON POSSO ASSOLUTAMENTE SAPERLO. MI SEMBRA PLAUSIBILE PERO’ CHE LO ABBIANO FATTO CONTRO IGNOTI ALTRIMENTI LA PERSONA DENUNCIATA SAREBBE STATA SENTITA CON IL DIFENSORE E COMUNQUE SAREBBE STATA EVIDENTEMENTE LICENZIATA.
      È normale che siano trascorsi 5 mesi da quando è accaduto il fatto a quando sono state chiamate dai carabinieri?
      SI. I TEMPI POSSONO ESSERE ANCHE PIU’ DILATATI NON TRATTANDOSI DI FATTI DI RILEVANTE ALLARME SOCIALE.
      Adesso come si procederà?
      SE IL PM RITERRA’ CHE VI SIANO INDIZI DI REIETA’ A CARICO DI UNA PERSONA – UNA DELLE 4 RAGAZZE AD ESEMPIO – ESERCITERA’ L’AZIONE PENALE E ISTRUIRA’ IL PROCESSO. ALTRIMENTI CHIEDERA’ L’ARCHIVIAZIONE.
      Sicuramente suggerirei di installare una telecamera in negozio per la sicurezza di tutti.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla
      Grazie mille

      • Viviana says:

        La ringrazio tantissimo Avvocato. No, le persone sono state sentite senza l’avvocato e durante il colloquio con i carabinieri non è stato detto loro se fossero state chiamate in qualità di persone informate sui fatti o indagate.
        Per quanto concerne l’uso delle telecamere, l’azienda non vuole installarle.
        La ringrazio ancora per la risposta
        Cordiali saluti

  41. FrancescoDM says:

    Salve, io avrei una domanda da fare. Un paio di mesi fa sono stato fermato dai carabinieri ed essendo in possesso di droga leggera mi hanno fatto un art 75 e ho rilasciato delle confessioni su chi mi aveva dato la sostanza, dove e quando. Nel momento in cui questa persona è stata arrestata potrebbe venir fuori il mio nome in qualche modo?

    • admin says:

      Buongiorno,
      Si.
      per due ordini di motivi:
      1. in primis il verbale delle Sue dichiarazioni è agli atti del PM e quando il difensore dell’indagato potrà fare le copie le Sue generalità saranno note (le copie potranno essere fatte dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari).
      2. in ogni caso SE Lei verrà chiamato a testimoniare nel processo ugualmente le Sue generalità saranno note all’imputato.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  42. Ralph says:

    Salve Avvocato,

    Dopo l’avviso di conclusione indagini agli atti si trovano solo i dvd con le intercettazioni ma mancano i brogliacci (non depositati).

    Conviene eccepire questa cosa durante il dibattimento (per evitare che venga sanata situazione)?

    Il giudice potrebbe disporre di nuovo lo sbobinamento?

    • admin says:

      Buongiorno,
      i brogliacci sono un documento redatto dalla PG nel corso dell’ascolto. Una sorta di riassunto e vengono depositati nel fascicolo del PM. In realtà non c’è una norma ad hoc che ne imponga il deposito.
      Semmai sono le trascrizioni che vengono depositate nel fascicolo del dibattimento.
      Tenga presente che sono davvero utili le trascrizioni sebbene già i brogliacci permettano al difensore di capire a grandi linee il contenuto delle intercettazioni.
      Il mancato deposito dei brogliacci non costituiscono una nullità anche perché sono atti di parte (ovvero del PM)
      Semmai sarebbe utile segnalare la cosa al PM chiedendo che vengano depositati nel fascicolo del PM medesimo al fine di comprendere – sommariamente – il contenuto delle intercettazioni.
      Per comprendere davvero il contenuto delle intercettazioni la cosa migliore – ma anche la più costosa – è fare la copia dei DVD e ascoltarli.
      Che i brogliacci siano o meno depositati in atti.
      Infatti, come detto, i brogliacci sono redatti proprio dalla PG e, quindi, da una parte processuale che volente o nolente può redigerli più propensa a valutare sfumature e parole in linea con l’ipotesi accusatoria.

      Avv. GM de Lalla

  43. Ralph says:

    Grazie per la risposta.

    Credo che questo caso sia davvero più unico che raro.
    I brogliacci non ci sono ..abbiamo fatto più verifiche ma niente.
    Hanno depositato le trascrizioni ..ma la cosa anomala è che le trascrizioni sono state depositate due anni dopo dall’inizio dell’indagine (senza alcuna richiesta di proroga).
    La mia domanda è sono utilizzabili a questo punto se depositate dopo la scadenza delle indagini preliminari?

  44. Stefano says:

    Segue, corretta nel codice, alla precedente
    Salve.
    Settimana prossima sarà chiamata ad interrogatorio dai CC una mia parente ,in quanto indagata sotto indagine, a fronte di una querela sporta dal suo ex. Trattererebbesi di stalking ( 612 bis cp )poiché si è resa colpevole di aver inviato centinaia di sms e qualche telefonata poiché voleva riavere indietro un animale domestico datogli in affido per una 15 ba di giorni,che lui si rifiutava di restituire ( a sua volta è stato querela per appropriazione indebita), esclusivamente per una ragione di puntiglio ( e cattiveria!)Trattandosi ,però,di soli sms e telefonate ( non ci sono mai state nè minacce di morte, nè pedinamenti , nè visite a casa o sul posto di lavoro , nè posta elettronica o altro non sarebbe declassabile il reato contestatole? E, considerando che piuttosto di è reso lui responsabile di atti persecutori che ora non starò a raccontare, ma che hanno generato in lei una profonda depressione ed uno sconvolgimento psicofisico , sarebbe opportuno farlo presente durante l’interrogatorio?

    • admin says:

      Ho letto la sua mail. rispondere – come spesso osservo in questa rubrica – è piuttosto difficile senza conoscere gli atti nel loro complesso.
      Vorrei anche sapere se si tratta di un interrogatorio DOPO la fine delle indagini ovvero dopo che le parti hanno preso visione degli atti oppure no.
      In ogni caso, certamente bisogna valorizzare:
      – il fatto che i messaggi abbiano quale unico tema l’animale domestico e la sua restituzione (sebbene ciò non implichi automaticamente il venir meno del reato);
      – il fatto che l’indagata fosse essa stessa in una situazione di atti persecutori. Su questo tema però è importante capire se è stata fatta o meno una denuncia. Mi sembra di no. Importante anche valutare che tenore abbiano gli sconvolgimenti di cui lei mi dice. Questo perché una situazione di perdita di controllo potrebbe addirittura corroborare le accuse.
      Sicuramente sul tema potrà essere di maggiore aiuto il difensore già nominato che conosce ogni aspetto della vicenda.
      Cordialità.

      Avv. GM de Lalla

  45. Ralph says:

    Salve,
    Credo che questo caso sia davvero più unico che raro.
    I brogliacci non ci sono ..abbiamo fatto più verifiche ma niente.
    Hanno depositato le trascrizioni ..ma la cosa anomala è che le trascrizioni sono state depositate due anni e mezzo dopo l’inizio dell’indagine (senza alcuna richiesta di proroga).
    La mia domanda è sono utilizzabili a questo punto se depositate dopo la scadenza naturale delle indagini preliminari anche se nel contenuto riferiti a fatti dell’indagine?

  46. Cristina Bejenaru says:

    Buongiorno avocato io vorrei dire la mia di problema …a novembre anno scorso ricevo una bacnota falsa di 20 eur non sapevo finche un ragazzo del bar dove io con mio marito prendiamo il cafe a detto a mio marito che sono falsi ..mio marito esce dal bar mi chide da dove ho presso quei soldi io mi accorgo che dal tabaccaio sono andata ultima volta loro diccono che era impossibile non erano loro io chiamo carabinieri li dico come stano le cose pero sono sempre io che sono indagata e sono anche venuti a acasa mia la polizia per una perquisizione domiciliare dove praticamente era Negativo (l’esito)quindi e possibile che io possa subire un processo penale quando io non ho nessuna colpa ??grazie mille

    • admin says:

      Signora Purtroppo si,
      Ma da come mi racconta lei le cose temo che possano averla indagata.
      Non è detto però che questo implichi automaticamente che lei debba poi essere per forza sottoposta ad un processo.
      Credo che la cosa migliore sia prendere delle informazioni tramite il difensore poiché in caso di richiesta di archiviazione – ovvero se l’accusa decide di NON fare il processo – lei non sarebbe comunque avvertita.
      Tenga presente che se le hanno dato un foglio con sopra scritto “verbale di identificazione” lei può nominare un difensore oppure vi è l’indicazione di un avvocato di ufficio.
      Tramite il difensore – di ufficio o di fiducia che sia – potrà avere informazioni del procedimento.
      Buona fortuna.

      Avv. GM de Lalla

  47. Roberto says:

    Buongiorno avvocato.
    Ho un figlio minorenne che forse (la cosa non è ancora definita) potrebbe ricevere una querela per diffamazione per una frase (solo una, senza epiteti volgari ma comunque allusiva) , immessa in chat verso un’altro minorenne, ben 8 mesi prima della data di presentazione della denuncia. La controparte (la parte offesa) ha avuto contezza della frase nello stesso momento un cui venne scritta, cosa provata dalla sua risposta documentata, ma poi sono entrati in ballo i genitori oltre 7 mesi dopo, quando hanno trovato la frase sul cellulare. Premesso che so che dopo 3 mesi non sarebbe ammessa la denuncia per diffamazione e che dalla chat si vede che si trattava di scambi scherzosi e non con l’obiettivo di offendere, quindi non ritengo fondata la denuncia, avrei una domanda. Il ragazzo ha già reso le ‘dichiarazioni spontanee’ alla Polizia negando altre interazioni verbali in tema (non esistono testimoni proprio perchè non esistono le interazioni). Il Commissario, dopo aver cercato di ottenere dichiarazioni di ammissione che non ci sono state, informalmente ha espresso il parere che il caso sia di (non) rilevanza tale da dare seguito penalmente, ma non decide lui, ovviamente. Fra qualche mese il ragazzo dovrebbe andare a studiare un anno all’estero: è possibile che l’eventuale avvio delle indagini preliminari lo costringa a rientrare in Italia per l’interrogatorio, a dispetto delle condizioni di cui sopra? Sarebbe possibile fare richiesta per posporlo, ove necessario?
    La ringrazio anticipatamente del suo cortese riscontro.
    Roberto

    • admin says:

      Egregio Signor Roberto,
      circa la rilevanza penale non posso dire nulla: non mi ha detto di che frase si tratta.
      Mi chiedo in che termini sia stato sentito dalla Polizia suo figlio dal momento che se fosse stato indagato dovrebbe essere interrogato con il difensore.
      Rispondo alle sue domande:

      1. è possibile che l’eventuale avvio delle indagini preliminari lo costringa a rientrare in Italia per l’interrogatorio, a dispetto delle condizioni di cui sopra?

      Direi di no. Mi sembra che la questione non richieda un altro interrogatorio.
      In ogni caso; il difensore potrà depositare eventualmente una memoria difensiva e NON far presentare il giovane all’interrogatorio.

      2. Sarebbe possibile fare richiesta per posporlo, ove necessario?
      Solitamente è possibile mettersi d’accordo con chi deve effettuare l’interrogatorio.
      Per un reato del genere – ovvero a basso allarma sociale – direi che spazio per farlo c’è. Ma questo dipende dalla “sensibilità” dell’ufficiale di PG che deve effettuare l’interrogatorio.
      se si tratta di spostarlo di qualche settimana solitamente si riesce.

      Cordialità.
      Avv. GM de Lalla

      • Roberto says:

        Buongiorno avvocato.
        Anzitutto la ringrazio per la risposta (mia lettera del 1 giugno e sua risposta del 9), che ho visto solo ora a causa di una mia assenza prolungata.
        Credo che la Polizia abbia sentito il ragazzo (accusato) solo in forma di “dichiarazioni spontanee da parte dell’indagato “, dandogli contemporaneamente da firmare il modulo col quale l’indagato viene identificato ed elegge il proprio domicilio, nonchè un avvocato d’ufficio. Lo stesso è avvenuto ad altri ragazzi, parimenti querelati, dai quali la Polizia ha voluto sapere se la persona offesa venisse abitualmente aprostrofata con un nomignolo (parola di uso comune non volgare, ma a detta della parte offesa utilizzata con significato offensivo noto solo ai ragazzi).
        Posso citarle la frase incriminata in chat, visto che me la chiede, che era “ringrazia quando non avrai la bocca piena”, che è stata ritenuta offensiva e allusiva, e che non è stata seguita o preceduta da nulla d’altro per i successivi otto mesi. Non c’è più nulla, cosa di cui siamo certi avendo fortunatamente conservato tutti gli scambi.
        Mi sembra che la situazione sia basata sul nulla, ma come lei sa quando intervengono i genitori che vanno dalla Questura, si vedono le cose in ottica diversa da quella degli scambi di battute tra ragazzi.
        Siamo perplessi sulla fondatezza ma presumiamo si debbano attendere le conclusioni della Polizia prima di passare la mano agli avvocati.

        Cordiali saluti
        Roberto

  48. Sildi says:

    Salve. Dopo chi si è svolto l’interrogatorio preliminare dal gip cioè quello entro 5 giorni, ed aver accettato il reato commesso quanto bisogna aspettare per il giudizio finalé? Grazie e cordiali saluti

    • admin says:

      Buongiorno,
      Non c’è un lasso di tempo stabilito dal codice.
      Sicuramente l’ammissione dell’addebito può – in pura teoria – accelerare i tempi; ma non è possibile per me operare una quantificazione.
      Cordialità.

      Avv. Giuseppe Maria de Lalla

  49. Corrado says:

    Buongiorno,Avvocato voglio raccontarle il mio problema ho 56anni e per un periodo ho frequentato dei ragazzi che spacciandosi x maggiorenni hanno fatto sesso con me x soldi.Più di 15 giorni fà mi scrivono su whatsapp che sono stati chiamati in questura e c’è un indagine in corso quali rischi corro…e come mi devo comportare.La ringarazio se vorrà rispondermi non sto più vivendo grazie di cuore

  50. Roberto says:

    Buongiorno. Mi domando, invece, quali siano gli obblighi di trasparenza e garanzia che la Polizia Giudiziaria, deve attenersi, quando convoca e poi escute una persona informata sui fatti ( anche su delega della Procura) ai sensi dell’art.351 c.p.p. In particolare, quando il presunto “Teste”, previa convocazione si presenta alla P.G., quest’ultima, Deve, sommariamente informare la persona convocata sull’oggetto e i soggetti su cui sta indagando e l’ipotesi di reato? La Persona può chiedere questi chiarimenti per meglio comprendere la sua convocazione e regolarsi come rispondere senza cadere in “””eventuali tranelli”””” e ovviamente senza commettere alcun reato di favoreggiamento. Grazie.

    • admin says:

      Nella pratica, difficilmente una persona convocata quale persona informata sui fatti ed escussa dalla PG viene messa a conoscenza dei particolari dell’indagine in corso.
      Certamente, non c’è nessun divieto a chiedere di avere maggiori informazioni per essere maggiormente preciso…Ma è davvero difficile che le risposte della PG siano del tutto esaustive: le indaginio per legge sono coperte da segreto istruttorio.
      Naturalmente, già il tenore delle domande dovrebbe far individuare alla persona convocata – se effettivamente la stessa è….”informata sui fatti” – il tema sul quale sono svolte le indagini.
      In ogni caso, chi è convocato ex art. 351 c.p.p. ha il dovere di riferire il vero senza temere “tranelli” da parte degli investigatori.

      Avv. GM de Lalla

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