Cose da sapere

La trial consultation e la difesa penale (anche nei reati sessuali).


Pubblichiamo in questa pagina un pregevole ed approfondito articolo della Dottoressa Alice Del Pero (Psicologa forense collaboratrice esterna dello Studio Legale dell’Avv. de Lalla) sul tema della trial consultation ovvero sulla nascita, lo sviluppo e la diffusione in Italia di tale collaborazione tra esperti (l’avvocato e lo psicologo forense) capace di rendere vieppiù mirata ed efficace la difesa organizzata ed attuata dal difensore con la valorizzazione di fondamentali aspetti meta-giuridici di centrale importanza per la piena tutela di diritti dell’accusato.

In particolare, dalla lettura dell’articolo redatto da una esperta “addetta ai lavori”, si evince come l’apporto del sapere dello psicologo forense sia una risorsa fondamentale per lo studio e la comprensione degli atti processuali, delle testimonianze, delle intercettazioni e per la migliore preparazione sia dell’esame che del controesame, delle testimonianze a discarico e per la opportuna preparazione dell’esame e degli interrogatori che l’accusato dovrà sostenere.

L’avv. de Lalla ha il piacere e l’onore di collaborare con la Dott.ssa Del Pero per lo studio e l’organizzazione di ogni difesa e, in particolar modo, di quelle nell’ambito dei reati sessuali.

La parola all’esperta.

Nascita e sviluppo della trial consultation nel panorama anglosassone e italiano
La trial consultation si caratterizza nella collaborazione extraprocessuale e extraperitale tra avvocati ed esperti di uno specifico settore al fine di permettere al legale di utilizzare argomentazioni, metodi e conoscenze di una specifica disciplina nell’assistenza al proprio cliente. Questo tipo di collaborazione ha visto i suoi albori nei paesi di tradizione anglosassone in cui è ad oggi ampliamente utilizzata dai giuristi, tanto da esistere veri e propri studi di trial consultant che offrono le loro conoscenze agli avvocati.
In America una cassa di risonanza fondamentale per dimostrare le potenzialità di questo tipo di attività fu il processo celebrato nel 1995 che vedeva O. J. Simpson, famoso giocatore di football americano, imputato dell’omicidio volontario della ex-moglie e di un amico della coppia. Il quadro probatorio nei confronti della star americana sembrava sufficiente, sulla carta, ad ottenere una condanna, ma la strategia attuata dal “dream team” della difesa riuscì ad ottenere una piena assoluzione dopo solo quattro ore di camera di consiglio della giuria. Il pool difensivo aveva infatti assunto una squadra di esperti nella selezione della giuria che aveva lavorato al fine di scegliere un collegio giudicante favorevole ad accogliere la tesi per cui la polizia, prevalentemente di etnia caucasica, avrebbe tentato di “incastrare” il ricco e famoso giocatore di colore. La tesi della discriminazione razziale fu il filo conduttore di tutto il processo e fece breccia nelle convinzioni dei giurati prescelti: sette neri afroamericani, quattro bianchi e un ispanico. Stessa sorte per l’imputato non ci fu invece nel processo civile, richiesto dalle famiglie delle vittime, e in cui non venne applicato lo stesso lavoro fatto per il processo penale. La giuria era infatti composta da otto bianchi su dodici e da una sola donna di colore, poi sostituita da un asiatico prima che il collegio giudicante si riunisse in camera di consiglio.

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Nel contesto americano molti possono essere gli impieghi del trial consultant: oltre alla selezione della giuria infatti, possono essere utilizzate dagli esperti giurie simulate al fine di definire la strategia comunicativa più di impatto o le informazioni da presentare. Queste giurie simulate sono composte da soggetti che per età, sesso, etnia e credenze maggiormente si avvicinano alla giuria reale e che vengono utilizzate per comprendere quanta credibilità hanno gli impianti difensivo e accusatorio ed eventualmente intervenire in tempo reale per correggere la strategia adottata.
Ulteriormente, gli esperti possono intervenire nella preparazione dei testi, sia che si tratti dell’imputato o di testimoni esperti chiamati a deporre. In particolare possono indicare la modalità con cui esporre determinate informazioni ai giurati o il modo in cui presentarsi, l’atteggiamento da tenere in aula, le modalità comunicative da utilizzare, etc.


Di fondamentale importanza nel contesto americano risulta anche la valutazione dell’impatto di informazioni riguardanti il caso attraverso i mass media (petril publicity). Trattandosi in America di giurie popolari lo scopo di questa attività è di influenzare nella direzione desiderata le credenze dei possibili giurati ancora prima dell’inizio del processo in modo da rendere meno difficoltosa l’attività successiva degli avvocati in aula.

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Nel panorama italiano la trial consultation sta acquisendo sempre maggiore attenzione, ma l’attività di collaborazione si sviluppa in modo notevolmente diverso in considerazione del differente sistema giuridico del nostro paese.
In Italia la collaborazione extraprocessuale ha preso il nome di consulenza psicoforense e si declina in numerose attività in cui l’esperto, soprattutto psicologo, può affiancare l’avvocato e consigliarlo sulla strategia da seguire:

Assistenza nel corso di indagini investigative difensive (la valutazione del teste e del minore vittima di reato): l’avvocato difensore può aver la necessità di svolgere questo tipo di attività al fine di contrastare l’accusa e dimostrare evenienze a discarico non considerate dal PM. In questi casi potrebbe essere necessario escutere testimoni minorenni: previa l’autorizzazione dei genitori del minore è infatti possibile per l’avvocato difensore, assistito da un esperto psicologo, attuare l’audizione di minori. In questi casi la presenza dello psicologo è di fondamentale importanza per escutere in modo adeguato il teste in modo da raccogliere una testimonianza genuina e cogliere eventuali segnali di disagio che raccomanderebbero il termine dell’audizione. È anche utile la presenza dello psicologo al fine di effettuare una valutazione psicologica del teste per decidere sull’opportunità di citarlo.
Questo tipo di affiancamento è anche possibile in caso di vittime di reato che abbiano bisogno di supporto psicologico durante la ricostruzione degli avvenimenti occorsi o nell’assistenza psicologica all’indagato/detenuto.

Esame del fascicolo processuale: lo psicologo analizzando il materiale a disposizione con una forma mentis diversa rispetto a quella del giurista può mettere in luce eventuali aspetti psicologici che potrebbero rivelarsi utili al difensore. In particolar modo attraverso l’analisi di SIT (ovvero i verbali delle dichiarazioni delle persone informate sui fatti rilasciate alla Polizia nel corso delle indagini preliminari), audizioni, note tecniche di altri esperti possono essere evidenziate particolari circostanze, affermazioni, metodologie di interrogatorio o errori inferenziali che potrebbero aver condotto a conclusioni errate da parte degli investigatori. Questo tipo di lavoro può essere la base per dimostrare l’estraneità dell’imputato ai fatti addebitatigli.
È anche possibile condurre questo tipo di analisi su materiale audio-video (colloqui peritali, incidenti probatori, registrazioni di conversazioni, etc.) con lo stesso scopo sopra indicato.

Assistenza al difensore nella redazione di atti: l’esperto psicologo può collaborare con l’avvocato per redigere richieste di accertamento peritale o di audizione protetta del minore in Incidente Probatorio, ponendo alla base di queste richieste motivazioni di carattere psicologico. Può anche essere utile la collaborazione con un esperto psicologo nella redazione dei motivi d’appello nei quali possono essere messe in luce aspetti psicologici non indagati o considerati in modo inadeguato nel corso del processo e nella sentenza di primo grado.

Redazione di note tecnico-scientifiche su argomenti e quesiti psicologici ad uso legale o di pareri pro-veritate: questo tipo di documenti possono essere depositati al giudice in modo da sottolineare l’importanza di una particolare circostanza che altrimenti non potrebbero essere messi in luce adeguatamente nel corso del dibattimento.

Preparazione alla cross-examination: nel sistema giudiziario italiano il teste nel corso del dibattimento viene escusso da tutte le parti in causa (accusa pubblica, accusa privata e difesa). Oltre alle domande che gli vengono poste dalla parte che ha chiamato il teste (esame diretto), il testimone deve quindi rispondere anche ai quesiti delle altre parti in causa (controesame). È di fondamentale importanza preparare i testi più importanti (esperti chiamati a deporre e imputato) a questa circostanza che dovranno affrontare. In questo caso si deve innanzitutto riuscire a mettere in luce gli aspetti maggiormente significativi nel corso dell’esame diretto, preparando il teste a rispondere in modo chiaro e senza esitazioni alle domande che gli verranno poste, in modo da influenzare positivamente il giudice, e nello stesso tempo prepararlo a rispondere alle possibili domande suggestive che gli saranno poste dalla controparte e che tenderanno a screditare la versione fornita agli occhi del giudice.
Contestualmente potrebbe essere utile preparare il controesame dei testi della parte avversa, in particolar modo per i testi più importanti, cercando di costruire domande tese a dimostrare l’insussistenza delle dichiarazioni fatte o, quantomeno, la loro falsificabilità.

Preparazione dell’arringa: potrebbe essere utile preparare all’avvocato un diagramma da seguire nel corso dell’arringa in modo da porre in evidenza le argomentazioni più importanti da rimarcare, eventuali citazioni di sentenze o articoli scientifici che reggono la tesi difensiva ed eventualmente mettere in risalto ulteriormente le argomentazioni utilizzando anche tecniche multimediali (filmati e foto proiettate in aula) per attrarre maggiormente l’attenzione del giudice. Si possono dare indicazioni anche sull’ordine in cui presentare gli argomenti e la modalità con cui esporli.
Tutte le attività citate possono essere attuate dallo psicologo al di fuori della consulenza di parte vera e propria. Non è infatti necessario che lo psicologo riceva ufficialmente l’incarico di consulente per attuare la trial consultation, è sufficiente un contratto di collaborazione stipulato con l’avvocato per concretizzare la collaborazione.

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Negli ultimi anni l’apporto del consulente psicoforense appare sempre più necessario soprattutto nei casi di reati sessuali. In questa fattispecie delittuosa sempre più spesso la vittima è l’unica testimone del fatto e si rileva sempre più importante nella ricerca della verità un’analisi di carattere psicologico sulla vittima, le modalità di audizione e le circostanze della denuncia.
A fronte di numerose denunce assolutamente reali, ma difficili da provare, la nuova legge sull’affidamento dei minori in caso di separazione dei genitori che prevede sempre un affidamento congiunto dei figli a meno di gravi motivazioni ha reso attuale e pericoloso il fenomeno delle false denunce, sporte con l’unico fine di “appropriarsi” del figlio. In questi casi la figura dello psicologo risulta fondamentale per indagare in particolare il contesto in cui certi tipi di denunce nascono e per analizzare le modalità di svelamento e interrogatorio del minore che possono celare un’attività suggestiva attuata dall’adulto di riferimento o dagli “esperti” che intervengono e che hanno come esito infausto la conferma dell’abuso quando in realtà questo non è mai avvenuto.
Si vuole sottolineare come non sempre l’induzione a confermare l’abuso sia un’azione volontaria tesa a colpire un altro soggetto, ma può nascere da timori e paure che qualsiasi genitore prova di fronte all’idea che una simile eventualità si sia realizzata.
L’attività dello psicologo non è quindi tesa a screditare il minore che accusa ma a verificare che siano state prese in considerazione tutte le ipotesi alternative all’abuso e siano state attuate tutte le raccomandazioni che le linee guida consigliano.

Dott.ssa Alice Del Pero

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(articolo redatto dalla Dott.ssa Alice Del Pero. Ne è vietata la riproduzione anche solo parziale)

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