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Tratto in questo articolo di un fenomeno sommerso ma in costante crescita nella nostra società che riguarda in maniera precipua la famiglia ed il diritto penale.
Mi riferisco ai casi sempre più numerosi di maltrattamenti in ambito familiare ex art. 572 c.p. (derubricato, appunto, MALTRATTAMENTI CONTRO FAMILIARI E CONVIVENTI) agiti da soggetti portatori di disabilita psichiatriche.

Il fenomeno, come detto, è in costante aumento e dopo la fase più critica dell’emergenza COVID, coinvolge in misura sempre maggiore soggetti spesso minorenni conviventi con i genitori ed altri familiari.
E’ di intuitiva evidenza la drammaticità della realtà vissuta da tutti i soggetti coinvolti: le vittime vivono in costante allarme angariate dall’offender lacerate dal conflitto interiore (soprattutto se genitori del maltrattante) divisi tra il voler proteggere ed aiutare il familiare e la necessità di arginarlo mettendosi al riparo dalle vessazioni agite in loro danno.
Come detto, pur trattandosi di casi ove il maltrattante è affetto spesso da una grave infermità psichica, il fenomeno è molto più ampio di quello che si potrebbe supporre ed è del tutto trasversale interessando realtà socio/economico/familiari di ogni tipo.
Fortunatamente, sono RELATIVAMENTE poco frequenti i casi che sfociano in fatti di sangue alla ribalta della cronaca (lo ribadisco: poco frequenti NON IN ASSOLUTO ma rispetto al numero molto più ampio del fenomeno in generale); ma ciò non toglie assolutamente nulla alla drammatica quotidianità dei familiari del maltrattante che devono gestire la loro incolumità psicofisica ed al contempo assistere, proteggere e accompagnare nel percorso di cura il familiare che, letteralmente, rende la loro vita un calvario.
Ed invero, la consapevolezza della propria malattia è spesso praticamente assente nel maltrattante che si rende protagonista di condotte bizzarre, pericolose (per sé e per gli altri), violente (verbalmente e fisicamente), persecutorie ed imprevedibili.
Da questa scarsa o nulla consapevolezza (insight: in psichiatria è il grado di autoconsapevolezza della malattia da parte del paziente), deriva la mancanza di volontà e collaborazione del maltrattante nell’intraprendere e seguire un percorso di cura farmacologico e, più in generale, terapeutico.
A ciò si aggiunge la lentezza e spesso l’impreparazione dei soggetti deputati sul territorio al monitoraggio ed assistenza del malato psichico: Servizi Sociali e quindi educatori, medici ed assistenti sociali.
Si realizza un desolante quadro di sostanziale abbandono delle famiglie al cui interno vi è un malato psichiatrico che, non solo necessita di cure, ma deve anche essere contenuto e arginato nelle sue condotte violente.
Una situazione sovrapponibile al caso di un familiare gravemente tossicodipendente potenzialmente in grado – volente o nolente – di disarticolare completamente gli equilibri e la serenità di una famiglia.
Nel caso di un malato psichiatrico, tuttavia, i parenti (ed anche il malato) devono fronteggiare spesso la endemica carenza di strutture, esperti, supporto e assistenza sul territorio.
Le strutture adeguate per accogliere e curare il malato maltrattante non sono sufficienti, non sono adatte nella quotidianità, sono difficilmente reperibili oppure non hanno personale all’altezza.
Inoltre, il malato maltrattante è affetto spesso da comorbidità essendo il suo stato di salute complessivo compromesso da diverse patologie anche a carattere fisico (oltre che psichico) nonché affetto da una o più dipendenze (cibo, fumo, alcol, droghe, medicinali) coltivate dal malato sia poiché poco (o per nulla) consapevole della sua infermità psichica sia quale più o meno consapevole auto-medicamento.
Se nel caso della tossicodipendenza è obbiettivamente possibile affermare che esiste una rete ormai piuttosto fitta e sperimentata di assistenza sul territorio (in primis i SER. D.), nel caso del malato psichico (che, come detto, può essere anche tossicodipendente ed affetto da multiple patologie) è indubbiamente spesso la famiglia (maltrattata) a doversi occupare e preoccupare del malato che difficilmente collabora nel percorso di cura e non si fa “agganciare” da chi è investito istituzionalmente del compito di aiutarlo e assisterlo.

E così la vita familiare è sconvolta dall’interno molto spesso senza un valido aiuto sul territorio nell’impossibilità (quanto meno in tempi brevi) di collocare il familiare malato maltrattante in una struttura che lo accolga, lo contenga e lo curi.
Le giornate diventano interminabili costellate da agiti più o meno violenti ed allarmanti arginabili molto spesso solo con l’aiuto delle forze dell’Ordine e con l’imposizione di Trattamenti sanitari Obbligatori (T.S.O.) che fungono solo da palliativi servendo solo a interrompere le violenze per qualche ora o pochi giorni.

E’ in questo desolante quadro che spesso la soluzione può essere quella di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria affinché per mezzo del procedimento penale possano essere adottati in tempi relativamente brevi quei provvedimenti di intervento e collocamento atti a tutelare la famiglia ed il maltrattante stesso.
Ed invero, l’applicazione di una misura cautelare – quando ne ricorrono i presupposti di legge di cui al Libro IV^ titolo I del c.p.p. – può assicurare al soggetto maltrattante la collocazione in una struttura idonea per il contenimento e la cura impedendo al contempo che la famiglia dell’accusato continui ad essere il teatro e la vittima dei maltrattamenti denunciati.
E’ evidente che si tratta di un escamotage (quello di denunciare il maltrattante invocando l’applicazione di una idonea misura cautelare custodiale presso una struttura adatta al trattamento del paziente psichiatrico) che dovrebbe rappresentare l’estrema ratio (anche perché il denunciato dovrà subire il procedimento penale fino alla decisione nel merito e se riconosciuto socialmente pericoloso potrebbe essere destinatario di una rinnovabile misura di sicurezza); ma è anche vero che in alcune gravi evenienze non sembrano esservi alternative per ottenere un provvedimento coercitivo finalizzato alla cura e al trattamento dell’accusato infermo di mente che celermente metta al sicuro anche le vittime suoi familiari.
Va ribadito che l’Autorità Giudiziaria NON E’ ISTITUZIONALMENTE DEPUTATA AD ASSICURARE IN VIA PREVENTIVA IL TRATTAMENTO SANITARIO AL PAZIENTE PSICHIATRICO (anche autore di reato); ma, come detto, in caso di oggettiva urgenza e in difetto di concreti e fattivi interventi da parte dei Servizi Sociali, quella Giudiziaria appare essere la via più percorribile per dare supporto sia alla famiglia vittima che al reo del tutto o solo parzialmente incapace (magari per motivi e cause anche non del tutto cronicizzate).

Di uno di questi casi emotivamente pregnanti e tecnicamente complessi si è occupato lo Studio Legale de Lalla da me fondato e diretto.
In particolare, il sottoscritto è stato nominato dalla madre di un giovane ragazzo nemmeno maggiorenne colpito da una forma iniziale ma importante di disabilità psichiatrica che lo rendeva fortemente oppositivo, maltrattante, dedito all’uso di droghe leggere e soprattutto pericoloso per la propria incolumità.
Dopo un iniziale intervento dei Servizi Sociali (intervento terapeutico anche farmacologico), il quadro clinico del giovane andava peggiorando e con esso le condotte francamente antisociali, allarmanti e pericolose agite ad ogni ora del giorno e della notte sia all’esterno che in casa ai danni dei familiari.
Giunti ormai allo stremo delle forze, debilitati sotto tutti i profili personali, dopo mesi di inutili interventi dei Servizi Sociali, i genitori del giovane decidevano – tramite il sottoscritto – di denunciare il figlio per maltrattamenti in famiglia presentando un esposto alla Procura della Repubblica del competente Tribunale per i Minorenni affinché il Giudice assignatario ANCHE IN VIA AMMINISTRATIVA emanasse un provvedimento di collocamento del giovane denunciato in una Comunità adatta ad accoglierlo e soprattutto curarlo.

Il sottoscritto ed il suo staff redigevano un esposto alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni ed una successiva prosecuzione.
Il Giudice emetteva effettivamente un decreto di immediata collocazione in Comunità del giovane.
Malauguratamente, i Servizi Sociali delegati, NON SOLO OMETTEVANO PER MESI DI INDIVIDUARE UNA COMUNITA’ RIFIUTANDO INSPIEGABILMENTE DI INDIRIZZARE IL GIOVANE PAZIENTE PRESSO QUELLA REPERITA DAL SOTTOSCRITTO DIFENSORE MA, FATTO ANCORA PIU’ GRAVE, UNA VOLTA FINALMENTE SCELTA LA COMUNITA’ DI INVIO, LA STESSA RISULTAVA DEL TUTTO INADATTA E COLA’ IL GIOVANE VENIVA TOTALMKENTE DRERUBATO DEI SUOI AVERE DAGLI ALTRI OSPITI, ERA RITRATTO IN UN VIDEO DIVENUTO VIRALE SUL WEB MENTRE VENIVA BULLIZZATO DAI SUOI COMPAGNI E DA ULTIMO – PRIMA DI ESSERE CACCIATO – VENIVA ANCHE DENUNCIATO DALLA DIRETTRICE PER IL DANNEGGIAMENTO DI UNA PORTA.

Solo successivamente, grazie ancora una volta all’intervento della madre, il giovane, ACCOMPAGNATO DAI GENITORI CHE DOVEVANO ESSERE COADIUVATI DALLA POLIZIA IN QUANTO IL RAGAZZO DURANTE IL TRAGITTO DAVA IN ESCANDESCENZE veniva collocato nella Comunità nella quale anche attualmente si trova finalmente efficacemente assistito impegnato in un percorso finalizzato alla guarigione.

Riportiamo qui sotto – evidentemente in forma totalmente anonima – l‘esposto presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni e la successiva prosecuzione alla luce dei quali il Giudice emetteva il decreto di collocamento in Comunità.

ILL.MA PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI ***

ESPOSTO

I sottoscritti:
– *** nata a *** il *** ed ivi residente in *** (All.to 1);
– *** nato a *** il *** ed ivi residente in *** (All.to 2);
genitori dei minori *** nato a *** il *** (All.to 3) e *** nato a *** il *** (All.to 4)
ESPONGONO QUANTO SEGUE
Anzitutto, gli scriventi premettono di non essere più conviventi a far corso dal ***; i figli sono affidati congiuntamente ad entrambi i coniugi, secondo accordo privato tra le parti.
Da circa un anno nostro figlio *** (ad oggi minorenne) pone in essere, nei confronti tanto nostri quanto di soggetti estranei al nucleo familiare (si veda oltre: compagni di classe, insegnanti, …) comportamenti devianti che, allo stato, non appaiono contenibili né gestibili dai sottoscritti.
Pur con la disperazione che solo un genitore può provare nel momento in cui decide di chiedere l’intervento dell’Autorità Giudiziaria nei confronti del proprio figlio, la rapida escalation di gravità delle condotte attuate dal primogenito impone tuttavia ai sottoscritti, per la tutela nostra nonché del piccolo ***, di agire in questo senso.
Vi è da premettere che ***, nel corso del 2020, veniva preso in cura presso il centro *** per problemi legati all’adolescenza (problemi verosimilmente ingigantitisi a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia) e, in tale sede, veniva prescritta a *** la somministrazione di terapia farmacologica volta a placarne la rabbia, unitamente ad un antidepressivo per contrastare i possibili effetti collaterali del primo farmaco (i farmaci prescritti erano *** – 2 ml alla sera – e *** 10 mg – 1 pastiglia al mattino -).
Successivamente, nel corso del 2021, avendo notato un peggioramento nei comportamenti di ***, i sottoscritti decidevano di recarsi presso l’UONPIA dell’Asst *** per comprendere le ragioni del disagio mostrato: gli veniva diagnosticato un disturbo misto della condotta e dell’emotività, disgrafia evolutiva, disturbo dell’attenzione e dell’iperattività.
Nei mesi di *** del medesimo anno, veniva effettuata una rivalutazione dalla quale emergeva (All.to 5) un livello cognitivo totale di poco sotto la fascia media dei punteggi e, soprattutto, il riconoscimento, da parte di *** stesso, che “la trasgressione delle regole [sono] atti solo in parte pianificati, spesso impulsivi e reattivi” e di una difficoltà nel dialogo con le figure genitoriali (pag. 3), che solo parzialmente egli riconduceva alle proprie intemperanze.
Conseguentemente, veniva emessa una diagnosi di ADHD e confermata la somministrazione della terapia farmacologica già in atto.
Per cercare di aiutare ulteriormente ***, i sottoscritti decidevano, altresì, di intraprendere una terapia familiare, sempre presso il Consultorio di via ***.
Tuttavia, ad oggi, nessuna delle iniziative assunte dagli scriventi né l’intervento degli esperti è riuscita a placare gli atteggiamenti aggressivi di ***: nel ***, *** si ribellava contro lo scrivente padre aggredendolo fisicamente in tre occasioni ravvicinate: una volta in casa, una volta nel cortile del palazzo e, successivamente, durante una delle sedute di terapia familiare.
Purtroppo, tra *** ed *** uu. ss., *** decideva spontaneamente di sospendere l’assunzione dei farmaci e, da allora, poneva in essere una serie di condotte oltremodo allarmanti. Ed invero, seppur mai sfociando in vere e proprie aggressioni fisiche, sovente capitava che lo stesso spintonasse la scrivente madre (ed il figlio di chi scrive è alto *** e pesa ***…) oppure che le urlasse in faccia improperi e bestemmie.
I comportamenti divenivano via via sempre più gravi, quali quelli qui sotto riportati:
a) In data *** – seguendo le indicazioni che erano state fornite agli scriventi dagli specialisti del Consultorio – veniva impedito a *** di dormire a casa della sottoscritta madre e, per tutta reazione, lo stesso iniziava a innervosirsi visibilmente, arrivando a sostenere di essere stato cacciato da casa;
b) In data ***, sul diario online di *** veniva segnata la seguente nota (All.to 6): “L’alunno esce dalla classe e torna dopo un quarto d’ora, recuperato nei corridoi dall’insegnante. Non contento, disturba la lezione mimando esercizi di ginnastica per suscitare l’ilarità della classe”;
c) Domenica *** usciva di casa senza preavviso, facendo rientro solamente a tarda notte dopo essere stato ritrovato in condizioni alterate, presumibilmente a causa dell’assunzione di stupefacenti, dalle Forze dell’Ordine;
d) Durante la settimana del *** si presentava a scuola quando ne aveva voglia e tornava a casa la sera, senza chiedere autorizzazione. Sempre nel corso della medesima settimana, una sera si recava allo stadio *** senza aver richiesto l’autorizzazione agli scriventi;
e) Rubava soldi non solamente agli scriventi, ma addirittura alla zia che lo aiuta in matematica ed alla donna delle pulizie (!!!), giungendo finanche a rubare i centesimi dal salvadanaio del fratellino (!!!);
f) In data ***, dopo che la scrivente madre gli aveva sequestrato sostanza stupefacente (del “fumo”), *** le sputava addosso, dicendole che le avrebbe spaccato la testa. Poco dopo, contattava il sottoscritto padre apostrofandolo con epiteti quali “figlio di troia, pezzo di merda, vengo in ufficio e ti spacco la faccia”. Dopodiché, dal momento che la scrivente si era chiusa in casa per paura, faceva rientro a casa la sera portando con sé il cellulare che aveva precedentemente scaraventato per terra in piazza ***;
g) Minacciava di sottrarre orologi e quant’altro trovasse in casa di incustodito per rivenderlo;
h) Domenica *** veniva riportato a casa alle 4:00 dai Carabinieri, allertati dagli scriventi. In quell’occasione i sottoscritti, allarmati dal mancato rientro di *** ed impossibilitati a contattarlo – dal momento che egli non solo non rispondeva alle numerose chiamate ed sms ma, per evitare di essere controllato, aveva preso l’abitudine di disattivare l’applicazione per il rintraccio scaricata sul suo cellulare -, avevano chiesto ad una comune amica di chiamare il proprio figlio, il quale rispondeva vedendo un numero sconosciuto; grazie a questo stratagemma i sottoscritti capivano che egli si trovava nel locale contatori sito nel cortile del palazzo del padre, sdraiato per terra, con una temperatura esterna pari a circa 3°;
i) Faceva (e fa) uso di sostanze stupefacenti;
j) Trascurava (e trascura) la propria igiene personale e mangia ad orari improbabili, giungendo a divellere l’anta di un armadio che era stato in precedenza chiuso con un lucchetto ove era stato riposto del cibo;
k) Nel momento in cui veniva rimproverato per le proprie condotte, reagiva veementemente con insulti e spintoni;
l) In data *** gli scriventi venivano contattati dalla dirigente scolastica dell’istituto frequentato da ***, la quale comunicava (inoltrata agli specialisti che hanno in cura *** – All.to 7 –) “ieri abbiamo deciso di sospendere *** dalle attività didattiche dal *** al ***. Anche altri studenti sono stati sospesi per parecchi giorni, ma la situazione di *** è molto più grave perché coinvolge la sicurezza e la stabilità mentale delle persone che lo circondano e purtroppo ha dimostrato di essere molto pericoloso. […] Mi dispiace tantissimo, ma come le dicevo la nostra priorità è tutelare il resto della classe e noi insegnanti […]”;
m) In data *** perveniva agli scriventi la comunicazione ufficiale da parte della Dirigente Scolastica, già anticipata a mezzo email il ***, con cui il Consiglio di Classe deliberava (All.to 8): “14 giorni (quattordici) di sospensione dalle attività didattiche, senza obbligo di frequenza dal giorno *** al giorno ***; Servizio Educativo extrascolastico c/o *** […]; lo studente dovrà inoltre partecipare a due incontri del progetto *** nei giorni *** e *** in orario scolastico”.
La ragione del provvedimento consta nell’aver *** commesso le seguenti infrazioni: uso di termini o gesti inadeguati al contesto scolastico nei confronti di studenti, docenti e personale non docente, interventi di disturbo durante le lezioni, uso improprio del telefono cellulare in classe. Altresì, *** risultava recidivo poiché era già stato sospeso, per le medesime ragioni, nel corso del primo quadrimestre.
n) Sabato ***, dopo aver cenato in casa con anche alcuni amici di famiglia, *** dapprima chiedeva a tutti i presenti se potessero offrirgli un piccolo contributo economico per poi uscire di casa. Si ripresentava a casa alle ore 3:50 ma gli scriventi si rifiutavano di aprire la porta. Dopo mezz’ora, *** contattava telefonicamente i sottoscritti, sostenendo di essere stato accompagnato al *** in autoambulanza. Nessuno degli scriventi credeva al racconto del proprio figlio nonostante, al definitivo rientro in casa di *** (avvenuto alle ore 6:45) egli indossasse il bracciale dell’accettazione di un Pronto Soccorso (All.to 9). In merito, ci si chiede come sia possibile che un ragazzo minorenne possa tranquillamente allontanarsi da un Ospedale, presso cui sarebbe stato tradotto in ambulanza, senza che nessuno si preoccupi di avvisare i genitori e, pertanto, si chiede alla S. V. Ill.ma di voler anche accertare la correttezza del comportamento tenuto dal personale operante presso il PS dell’Ospedale ***.
Ovviamente, come si può dedurre da questo breve elenco (che ripercorre solamente gli avvenimenti più recenti) la convivenza con *** risulta, ad oggi, assai difficile se non impossibile: gli scriventi non sono in alcun modo rispettati, vengono quotidianamente insultati oppure considerati come inesistenti – nel momento in cui decide autonomamente di uscire da casa e scomparire per ore, disattivando i dati cellulare cosicché i sottoscritti non possano andare a cercarlo -.
I momenti di convivenza si traducono, con sempre maggior frequenza, in discussioni accese, urla e bestemmie di ogni tipo nonché da aggressività davvero incontrollabile e questo fa temere che la rabbia del primogenito possa anche essere sfogata, prima o poi, nei confronti del piccolo ***.
*** è stato interessato da alcuni procedimenti penali, che tuttavia si sono risolti senza una condanna.
****
Alla luce di tutto quanto sopra gli scriventi, seppur a malincuore, ritengono di dover sottoporre le vicende sinora esposte all’Ecc.ma Procura della Repubblica adita, affinché la stessa possa accertare e far emergere eventuali profili di illiceità penale insiti nelle condotte del proprio figlio *** e, conseguentemente, procedere con le iniziative che si riterranno opportune.
Nell’ipotesi in cui dagli accertamenti svolti da Codesta Ecc.ma Procura della Repubblica dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte, si specifica che con il presente esposto si intende presentare formale denuncia-querela, sempre in relazione ai fatti sovra descritti.
*****
Per tutto quanto sovra esposto e motivato i sottoscritti
CHIEDONO
che l’Ecc.ma Procura della Repubblica adita Voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti così come esposti in narrativa, valutando gli eventuali profili d’illiceità penale degli stessi e, nel caso, procedere nei confronti del proprio figlio.
Inoltre – e soprattutto – i sottoscritti
CHIEDONO
un intervento dell’Autorità Giudiziaria competente e della collegata rete di professionisti anche in ambito dei Servizi Sociali affinché venga attivata una tutela per il proprio figlio *** – prima ancora che nel diretto interesse degli esponenti – poiché, ad oggi, qualsiasi altro intervento di sostegno è risultato essere insufficiente e/o fallimentare.
Chi scrive, praticamente impotente, assiste giorno per giorno al peggioramento del disagio di *** che si traduce in condotte potenzialmente delittuose, pericolose per sé e per gli altri, allarmanti ed inserite in una drammatica escalation assolutamente da interrompere per il bene di ***.
*****
I sottoscritti, inoltre, in questa sede
CHIEDONO
di essere sentiti personalmente, così come chiedono che vengano sentite quali persone informate sui fatti:
– la zia materna, ***;
– la Dirigente Scolastica ***;
ed infine
CHIEDONO
di essere avvisati ai sensi dell’art. 406 c.p.p. nel caso in cui il Pubblico Ministero avanzi formale richiesta di proroga delle indagini preliminari nonché ex art. 408 c.p.p., qualora il Pubblico Ministero presenti richiesta di archiviazione.

Con osservanza.

***, ***

Firma

Firma

Allegati:
1. Documento di identità dell’esponente Signora ***;
2. Documento di identità dell’esponente Signor ***;
3. Documento di identità di ***;
4. Documento di identità di ***;
5. Relazione del *** a firma dei Dottori *** e ***;
6. Nota disciplinare del ***;
7. Comunicazione informale del ***;
8. Comunicazione ufficiale della Dirigente Scolastica del ***;
9. Braccialetto dell’accettazione in PS che indossava *** nella prima mattinata di domenica ***.

ILL.MA PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI ***

ESPOSTO
Integrazione con richiesta di collocamento in comunità
E
DOCUMENTAZIONE DELLA DISPONIBILITA’IMMEDIATA
DELLA COMUNITA’ *** DI ***.

I sottoscritti:
– *** nata a *** il *** ed ivi residente in ***;
– *** nato a *** il *** ed ivi residente in ***;
genitori dei minori *** nato a *** il *** e *** nato a *** il ***
PREMESSO
• Che in data *** i sottoscritti depositavano un esposto avanti a Codesta Ecc.ma Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di *** chiedendo (All.to 1) “un intervento dell’Autorità Giudiziaria competente e della collegata rete di professionisti anche in ambito dei Servizi Sociali affinché venga attivata una tutela per il proprio figlio *** – prima ancora che nel diretto interesse degli esponenti – poiché, ad oggi, qualsiasi altro intervento di sostegno è risultato essere insufficiente e/o fallimentare.
Chi scrive, praticamente impotente, assiste giorno per giorno al peggioramento del disagio di *** che si traduce in condotte potenzialmente delittuose, pericolose per sé e per gli altri, allarmanti ed inserite in una drammatica escalation assolutamente da interrompere per il bene di ***”;
• Che, ciononostante, ad oggi nessun intervento veniva attuato né i sottoscritti venivano chiamati a rendere dichiarazioni;
PRESO ATTO
• Che la situazione di *** e, quindi, degli odierni esponenti è andata notevolmente peggiorando, ed invero:
1. in data *** alle ore 02.09 *** veniva condotto presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale ***, in codice giallo, per stato di agitazione psicomotoria con scoppi aggressivi (All.to 2);
2. in data *** la coordinatrice di classe della scuola *** di *** (via ***) frequentata da *** contattava la scrivente madre (la quale prontamente informava l’UONPIA) riferendo quanto segue: “Signora, *** come sempre è ingestibile, è uscito dalla classe” “Signora è ingestibile. Mi dispiace ma io la prossima volta chiamo la polizia. Non possiamo andare avanti così” (All.to 3);
3. in data *** alle ore 11:20 circa la scrivente madre veniva contatta da una compagna di classe di ***, ***, la quale informava che “il comportamento di *** sta diventando sempre più intollerabile, continua a lanciarmi cose addosso e a rubarmi telefono e caricatore, sono stanca di questa situazione, so che io non dovrei scriverle e non sono nessuno per dire qualcosa, ma sono davvero stanca” (All.to 4);
4. sempre in data *** *** veniva ricoverato presso il Pronto Soccorso del nosocomio *** (All.to 5) per agitazione psicomotoria verificatasi a scuola in seguito ad un brutto voto e proseguita a casa dopo che lo scrivente padre lo aveva prelevato dall’istituto scolastico. In particolare, vedi pag. 3 allegato 5: “All’arrivo a casa avrebbe preso un coltello e minacciato i genitori in quanto voleva rimanere a casa da solo questo pomeriggio con la fidanzata, avrebbe spaccato lo stipite di una porta e tentato di defenestrarsi. Allertate le FFOO che lo avrebbero immobilizzato e quindi all’arrivo dell’ambulanza condotto in PS”;
5. quanto sopra riferito trova conferma anche nei due file audio-video qui allegati (All.to 6), relativi all’intervento delle Forze dell’Ordine e dei sanitari occorso in data ***: la visione del filmato parla da sé: *** è bloccato a terra da quattro carabinieri in evidente stato di agitazione e delirio mentre proferisce bestemmie e minacce agli astanti in attesa che l’equipaggio dell’ambulanza possa intervenire in sicurezza;
6. in data *** *** veniva definitivamente espulso dalla scuola (il provvedimento verrà formalizzato nel pomeriggio odierno, ***);
7. nel weekend del *** *** rientrava presso l’abitazione paterna alle ore 4:20 e 5:10, per poi fermarsi sul terrazzo sino alle ore 6:00 per fumare una canna aspettando l’alba (All.to 7, foto scattata attraverso un apposito programma di controllo installato sul telefono di *** e del quale egli non è a conoscenza). Inoltre, *** al rientro a casa aveva con sé due caschi da motociclista di sconosciuta provenienza – probabilmente frutto di un furto – e, prima di coricarsi, ingurgitava tutto quanto trovato in casa (All.to 8, fotografie ritraenti l’interno della camera di *** dalla cui visione si evince come egli sia solito a questi episodi di iperfagia patologica consumando gli alimenti in cameretta e non in cucina) ovvero in questa occasione specifica: colomba pasquale, ali di pollo piccanti, latte e biscotti, uova di Pasqua, piadina con wurstel;
EVIDENZIATO
• Che, come detto, gli scriventi informavano sempre tempestivamente i Dottori *** e *** dell’UONPIA, chiedendo se fosse possibile un collocamento comunitario per *** ma, ciononostante, gli specialisti non intervenivano;
• Che attualmente *** ha raggiunto il peso di *** kg e, pertanto, preoccupa sia il suo stato di salute mentale sia la salute fisica, dal momento che egli passa le ore diurne a dormire ed esce solo la sera, eccedendo con l’uso di stupefacenti (cannabis);
• Che, in data ***, *** veniva visitato dalla Dott.ssa ***, neuropsichiatra infantile in forze presso l’Ospedale ***, (All.to 9) la quale aveva modo di rilevare come il figlio di chi scrive: fosse “poco adeguato al contesto (uso frequente di parolacce, si stira più volte sdraiandosi sulla sedia)”, “completamente inconsapevole della gravità dei suoi comportamenti che vengono normalizzati o negati”, ed altresì come *** riconoscesse un “forte vissuto di rabbia rispetto alla quale esternalizza completamente l’origine” (ovvero *** non ritiene di avere la responsabilità del suo agito: “sono gli altri che mi fanno incazzare”).
Tale relazione medica a firma della Dottoressa ***, a parere di chi scrive, offre un quadro della situazione di *** ben più allarmante rispetto a quelle in precedenza stilate dagli specialisti dell’UONPIA i quali, si ripete, ad oggi non ritenevano di adottare interventi di tipo comunitario ma solamente terapie farmacologiche, evidentemente deficitarie o, comunque, inefficaci;
EVIDENZIATO
• Che gli scriventi, preso atto dell’inerzia mostrata dal personale specializzato che segue *** nel volerlo collocare presso una Comunità terapeutica, prendevano contatti con la Comunità educativo – assistenziale per minori “***”, sita a *** in *** e gestita dall’associazione di promozione sociale “***” (All.ti 10 e 11)
• CHE LA PREDETTA COMUNITA’ – VISIONATA TUTTA LA DOCUMENTAZIONE PRESENTE NEL FASCICOLO DEL PM CHE LEGGE (compresa quella qui allegata) DAVA LA PROPRIA IMMEDIATA DISPONIBILITA’ AD ACCOGLIERE *** PRESSO LA PROPRIA STRUTTURA.
• Che a tal proposito si specifica che tale Comunità – vedi pagg. 8 All.to 11 – accoglie ragazzi tra i 14 ed i 18 anni con grave disagio psicosociale, disturbi del comportamento, a rischio di disagio psichico e/o con esordio psichico, in breakdown evolutivo e prevede la stesura di un progetto personalizzato dopo un mese di osservazione;
PUNTUALIZZATO
• Che gli scriventi temono che il comportamento di ***, se non immediatamente arginato, possa presto condurlo a mettere in atto agiti ancor più gravi, oltre ai furti già riportati con l’esposto principale, con condotte aggressive eterodirette ed autodirette.
In particolare, preso atto della pericolosità di *** (addirittura espulso dall’Istituto scolastico in quanto incontenibile, assuntore di stupefacenti, affetto da grave iperfagia, istrionismo, completamente sordo ad ogni indicazione dei genitori, propenso alla commissione di furti, già solito a scoppi di violenza durante i quali si è reso necessario – più volte – l’intervento dei carabinieri e nel corso dei quali egli si è scagliato contro chi scrive e si è armato con coltelli da cucina) è evidente che, ove egli non venga collocato presso una Comunità terapeutica chiusa nell’immediato, le condotte devianti, pericolose, violente ed antisociali di cui *** si rende protagonista, subiranno una nuova rapida escalation in quanto, come visto, gli interventi ad oggi attuati sul territorio non sono comunque stati in grado di impedire che *** ponesse nuovamente in atto condotte antigiuridiche o comunque sicuramente devianti e violente sintomo di franchi scompensi di ordine psichiatrico/psicologico, essendo egli recidivo e refrattario a qualsivoglia regola (si veda sul punto All.to 9: “non nega abuso di droghe né furti, non ne riconosce però la natura antisociale […] Emerge assenza di mentalizzazione sull’altro, indifferente alla sofferenza del genitore o di chiunque altro possa essere vittima dei suoi comportamenti”;
• Che si tratta di un ragazzo, con diagnosi iniziale di ADHD, con probabile mutamento del quadro psicopatologico in corso (All.to 9: “[…] si ritiene che la severità del quadro clinico di ***, attualmente strutturandosi con un disturbo della condotta, […]. Il disfunzionamento di ***, infatti, non è legato ad aspetti di disattenzione o di impulsività ma piuttosto alla messa in atto di comportamenti antisociali generalizzati e ad una grave disregolazione emotiva”), per niente interessato a voler proseguire il percorso di cure mediche – comunque inefficaci – e sprezzante delle regole del vivere civile che necessita un immediato intervento da parte dell’Autorità per non giungere a condotte ancor più spregiudicate e potenzialmente gravissime se agite nei confronti di soggetti deboli (la mole di ***, come si evince anche dalla visione dei video allegati, determina per gli scriventi l’impossibilità di bloccarlo nel momento in cui decide che vuole o non vuole fare qualcosa: invero, il ***, erano dovute intervenire numerose persone – Forze dell’Ordine e sanitari del 118 – per immobilizzarlo a terra);
• Che, a sostegno di quanto sopra detto, si chiede alla S. V. Ill.ma di tenere in massima considerazione anche il messaggio ricevuto dalla scrivente madre da parte della compagna di classe di ***, ***, evidentemente una delle “vittime” predilette dello stesso;
*****
Alla luce di tutto quanto sopra gli scriventi invocano ancora una volta un urgente e tempestivo intervento da parte di Codesta Ecc.ma Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di ***, per accertare e far emergere eventuali profili di illiceità penale insiti nelle condotte del proprio figlio *** e, conseguentemente, procedere con le iniziative che si riterranno opportune
*****
Inoltre – e soprattutto – i sottoscritti
CHIEDONO
un intervento dell’Autorità Giudiziaria competente affinché *** venga collocato IMMEDIATAMENTE presso la Comunità educativo – assistenziale “***” quanto prima possibile attesa la pericolosità e la recidivanza dello stesso ED EVIDENTEMENTE LA DISPONIBILITA’ DELLA COMUNITA’ CHE NON PUO’ ESSERE GARANTITA A LUNGO.
Assolutamente il Giudice deve prendere atto che *** NON è più trattabile al di fuori di una comunità chiusa come quella qui indicata atteso che – come detto – gli attuali interventi dell’UONPIA si sono rilevati a dir poco fallimentari.
*** è pericoloso per se stesso e per gli altri. È impossibile prevedere le sue azioni ed è impossibile contenerlo per gli scriventi genitori.
Non va a scuola, dorme di giorno, vive di notte consumando droghe con soggetti sconosciuti. È stato coinvolto in furti ed in casa è violento verbalmente e fisicamente anche nei confronti del piccolo fratello – che lo teme – di nove anni.
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I sottoscritti
NOMINANO
loro difensore e procuratore speciale l’Avv. Giuseppe Maria de Lalla di Milano presso lo Studio del quale eleggono domicilio in Milano, Via Della Guastalla 1 – 0236567455 – info@studiolegaledelalla.it – avvgiuseppemariadelalla@puntopec.it con ESPRESSA richiesta di:
– Essere sentiti quali persone informate sui fatti;
– Chiedendo di essere avvertiti ex art. 408 c.p.p. in caso di richiesta di archiviazione.

I sottoscritti, infine, in questa sede
INSISTONO
per essere sentiti personalmente, così come chiedono che vengano sentite le persone informate sui fatti.
Con osservanza.
***, ***

Firma

Firma

Allegati:
1. Esposto depositato presso codesta Procura della Repubblica in data ***;
2. Verbale di pronto soccorso del ***;
3. Messaggi ricevuti dalla coordinatrice di classe in data ***;
4. Messaggi ricevuti dalla compagna di classe di ***, ***, in data ***;
5. Verbale di pronto soccorso del ***;
6. Chiavetta USB contenente due momenti relativi all’intervento presso l’abitazione degli scriventi da parte di Forze dell’ordine e sanitari;
7. Fotografia pubblicata da *** nel weekend del ***;
8. Fotografie scattate dai genitori all’interno della cameretta di ***, da cui si evince la quantità di cibo che lo stesso consuma nell’arco di una notte nonché i residui di stupefacente e tabacco;
9. Visita neurologica del ***;
10. E-mail ricevuta dalla Dott.ssa *** (contattata da chi scrive quale consulente) con allegata attestazione di idoneità al funzionamento della Comunità *** di ***. Si specifica sul punto che i termini “autorizzazione al funzionamento” e “autorizzazione per l’attivazione e l’accoglienza” indicano la disponibilità IMMEDIATA dell’ente ad accogliere ***;
11. Carta dei servizi dell’associazione di promozione sociale “***” e specifiche sul servizio “***”, comunità socio educativa riabilitativa o per l’alta intensità.

(articolo e atti redatti dall’Avv. Giuseppe Maria de Lalla – VIETATA LA RIPRODUZIONE OGNI DIRITTO RISERVATO)

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