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La presunzione di innocenza.

Storicamente parlando, il principio della presunzione di innocenza nasce come reazione al sistema penale inquisitorio (ovvero nel quale colui che giudicava non era terzo rispetto alle parti – accusa e difesa – poste sullo stesso piano dall’ordinamento ed era altresì a conoscenza degli atti dell’accusa) ed è stato riconosciuto e recepito ufficialmente, per la prima volta, dall’art. 9 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, approvata il 26 agosto 1789 dall’Assemblea nazionale durante la Rivoluzione francese.

Le origini di questo principio si ritrovano però già nel processo di stampo c.d. accusatorio (il Giudice è terzo e l’esito del processo dipende dall’esito del contraddittorio tra accusa e difesa che prospettano la loro tesi al Giudice ignaro degli atti dell’accusa) dell’età Repubblicana e nel processo greco dell’Atene democratica.

Oggi questo principio è sancito dall’art 27 della Costituzione, che recita: “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

In ambito europeo – rientrando a pieno titolo tra gli elementi costitutivi della nozione di giusto processo – il basilare principio della “non colpevolezza fino a prova contraria” è roconosciuto dal secondo comma dell’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ai sensi del quale “ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia legalmente accertata” e a cui si aggiunge l’art 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: “ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia legalmente provata”.

Infine, sul piano internazionale, il pricipio di cui si tratta e sancito dal secondo comma dell’art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici:”ogni individuo accusato di un reato ha il diritto di essere presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente”.

Nel nostro ordinamento la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale: un soggetto incolpato di aver commesso un reato è legalmente “presunto innocente” fin dalle prime battute delle indagini preliminari e sino al passaggio in giudicato della (eventuale) sentenza di condanna.

L’art 27 della Costituzione menziona proprio la Sentenza definitiva: la persona è presunta innocente fino al termine dell’iter processuale ovvero fino a quando si è pronunciata la Corte di cassazione (nel caso in cui l’interesatto attivit tutti i gradi di Giudizio) oppure decorrano i termini per esperire validamente le impugnazioni prevfiste dalla Legge.

Ma quali sono le implicazioni pratiche di tale fondam,entale principio? quali gli effettivi riflessi nella Giustizia asmministrata tutti i giorni nei nostri tribunalei?

Quando pensiamo alla presunzione di innocenza dobbiamo sempre fare riferimento ad una doppia distinzione: presunzione di innocenza come regola di giudizio e presunzione di innocenza come regola di trattamento.

Riguardo alla prima, parlare di regola di giudizio significa escludere qualsiasi opinione preconcetta. Ovvero stabilire la leggitimità della pretesa dell’incolpato che l’Autorità Giudiziaria (sia l’Accusa che il Giudice) non abbiano alcun approccio verificazionista nella lettura degli elementi della vicenda ovvero che ispirino il loro intervento (inquirente e giudicante) non già alla ricerca della colpevolezza ma alla ricostruzione dei fatti da accertare (la ricostruzione, quindi, più umanamente possibile di una vicenda umana passata).

 “Opinione preconcetta”: è proprio il termine che compare in un Libro verde della Commissione Europea in tema di presunzione di innocenza. Escludere opinioni preconcette vuol dire adottare un metodo ben preciso, il metodo della neutralità del ricercatore: la ricerca giudiziale (l’investigazioneprima ed il Giudizio poi) si deve svolgere come se l’imputato fosse innocente, poiché la notitia criminis rappresenta per l’Autorità procedente (soltanto) un’ipotesi da verificare, da cui non può trarsi alcuna supposizione di colpevolezza.

La supposizione (definità già nell’800 quale pericoloso “atto della mente”) significa dare per scontato e in un procedimento penale (come in tutte le scienze umane) nulla deve essere dato per scontato (tanto più che perniciosissime per l’incolpato e per la Società tutta possono essere le conseguienze di un errato approccio pre-concetto).

Le investigazioni ed il Giudizio (e questo vale per il PM quanto per il Giudice, anche se la situazione del P.M. cambierà poi al termine delle indagini quando dovrà sostenere l’accusa in giudizio e, quindi, non potrà che essere ragionevolmente certo della fondatezza dell’accusa) devono materialmente essere attuati reputando la persona (prima indagata e poi imputata) innocente.

La neutralità riguarda anche e soprattutto il metodo ovvero con l’obbiettivo di adottare una precisa scelta metodologica che dovrebbe garantire la soluzione finale: l’attribuzione di una eventuale responsabilità penale partendo da una ipotesi accusatoria (il fatto reato) attuando un procedimento psicologico ricostruttivo ispirato – non già al reprimento degli elementi ad hoc per provare la responsabilità dell’incolpato – ma alla obbiettiva individuazione delle cause e dell’effettivo autore del crimine.

E’importante sottolineare, inoltr,e che il P.M. nella fase delle indagini preliminari ha il dovere previsto e sancito dalla legge (art. 358 c.p.) di indagare a 360 gradi al fine di trovare anche eventuali elementi a discarico dell’incolpato.

La posizione del Giudice – è importante ripeterlo – è tale da richiedere sempre una neutralità metodologica rispetto all’Accusa.

Per quanto riguarda poi l’onere della prova, essendo l’imputato considerato innocente fino alla condanna definitiva, ciò comporta che sia il Pubblico Ministero a dover provare la colpevolezza dell’imputato (peraltro, oltre ogni ragionevole dubbio) e non l’imputato a dover provare la propria innocenza (il soggetto, però, deve comunque potere difendersi provando ed è qui che assumono massimo rilievo le indagini difensive per il reperimento e la documentazione della prova che contraddica e sconfessi la tesi accusatoria, non limitandosi così la difesa ad indebolire e contraddire gli elementi dedotti dell’accusa a sostegno della colpevolezza).

La colpevolezza dell’imputato, inoltre, deve essere provata al di là di ogni ragionevole dubbio.

Il principio della presunzione di innocenza pervade (e dovrebbe ispirare) tutto il procedimento penale ovvero dai primissimi passi delle indagini preliminari condotte dal PM fino alla sentenza definitiva e, quindi,  anche in ordine ai provvedimenti cautelari chiesti dal PM ed eventualmente adottati dal GIP (Giudice per le Indagini Preliminari).

La fase cautelare è quella che sicuramente può rappresnetare il maggior pericolo per la lesione del pricnipio di non colpevolezza.

Sono evidenti le ragioni di diritto e di opportunità che impongono in alcuni casi di assicurare il possibile reo, ovvero la prova o di tutelare la collettività per il tempo necessario all’emissione di una sentenza definitiva (ovvero per il tempo necessario a dimostrare l’eventuale colpevolezza dell’incolpato oltre ogni ragionevole dubbio).

Esigenze di Giustizia impongono di prevedere dei mezzi – le misure cautelari, appunto – che abbiano lo scopo di non vanificare l’applicazione stessa delle norme penali e di tutelare in casi estremi i consociati da ulteriori crimnini del soggetto presunto innocente ma pericoloso.

Massima deve essere essere l’attenzione di tutti i soggetti chiamati nella delicatissima fase dell’eventuale applicazione di una misura cautelare tanto più se restrittiva: avvocato, Pubblico Ministero e GIP devono – volenti o nolenti – cooperare per la migliore formulazione di un giudizio prognostico (sul soggetto gravano effettivamente degli indizi? E in caso affermativo l’incolpato fuggirà? inquinerà la prova? commetterà nuovi reati?) logicamente ed indefettibilmente avvinto alla presunzione di innocenza capisaldo del nostro ordinamento.

E proprio in ordne all’applicazione di una misura cautelare custodiale è necessario che si applichi il princiopio di non colpevolezza quale regola di trattamento.

La Corte Curopea dei diritti dell’uomo, circa la compatibilità delle misure cautelari con la presunzione di innocenza si è espressa nel senso che la privazione della libertà personale (in sostanza l’applicazione di misure cautelari) si giustifica in quanto è comunque il prezzo che la persona sottoposta ad un procedimento deve pagare per un giusto processo in una società democratica.

Tale posizione è, però, specificata dalla medesima Corte per la quale la limitazione della libertà personale è e deve essere adottata quale extrema ratio e non già quale approccio generalizzato nel corso delle indagini preliminari (peraltro, tale regola “residuale” è specificatamente prevista nel nostro ordinamento nei primi articoli del libro IV^ del codice di procedura penale).

Dalla presunzione di innocenza deriva (sul piano cocretamente trattamentale e, forse, sul punto bisognerebbe utilizzare il condizionale…) la distinzione tra imputati (sottoposti a misura cautelare e presunti innocenti) e detenuti ristretti all’interno degli istituti penitenziari in espiazione di una pena definitva.

Il primo articolo dell’ordinamento penitenziario specifica che le due categorie di internati dovrebbero essere separate ed usufruire di strutture sostanzialmente differenti…La situazione odierna delle carceri è forse l’indicazione pratica migliore (e oggettivamente apprezzabile) su come e quanto ancora debba essere tutelato (anche durante le indagini preliminari, anche durante il processo) il pricncipio di non colpevolezza.

In conclusione, si può affermare che la presunzione di innocenza – come regola di giudizio e come regola di trattamento – implica che si debba abbandonare, sul piano gnoseologico, pratico ed investigativo ogni pregiudizio e, sul piano sociale, ogni diminuzione di diritti a danno di un cittadino indagato e/o accusato di un reato, il quale deve essere considerato presunto innocente fino a che la sua colpevolezza non sia stata provata al di là di ogni ragionevole dubbio e statuita in una Sentenza definitiva.

(Con la collaborazione della Dott.ssa Marcella Mastrangelo)

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