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L'applicazione della sanzione quale concretizzazione di una pena astratta: vi è sempre un giusto equilibrio?

Condannato uno studente che era stato accusato da una giovane donna in discoteca

19 aprile 2005 — pagina 7 sezione: MILANO
Tocca il fondoschiena di una ragazza e viene condannato a nove mesi e venti giorni.

La “violenza sessuale lieve” si verifica nel corso di una festa, a febbraio, in una discoteca esclusiva di via Manzoni cui si accede solo su invito. Tutto succede nel momento in cui i clienti si accalcano davanti al guardaroba. E’ in questa situazione che il ragazzo, uno studente dello Iulm di origine tunisina, appoggia una mano sul sedere della ragazza che si trova in fila davanti a lui.

Lei sembra far finta di nulla, ma prega l’amica di aiutarla a individuare il molestatore.

Il ragazzo, che ha 25 anni e lavora nel bar del teatro alla Scala, forse ha bevuto un po’ troppo. E ci riprova. Questa volta, però viene visto.

La vittima chiama la vigilanza interna e poi la polizia. Il ragazzo viene arrestato.

Nel verbale, gli agenti specificano: «La mano dell’ uomo era arrivata a toccare le parti intime».

L’ accusa per lui è pesante: violenza sessuale.

Dal canto suo il ragazzo cerca di spiegare che nella calca davanti al guardaroba si era creato un gioco di toccamenti e spinte in cui lui si era inserito.

Ieri il patteggiamento davanti al gup di Milano Simone Luerti che ha concesso la sospensione della pena e la non menzione. «Non metto in dubbio che andasse punito – dice il difensore, l’avvocato Giuseppe De Lalla – una mano sul sedere indubbiamente è di cattivo gusto ed è antigiuridica, ma la pena mi sembra un po’ eccessiva. La colpa di quello che è successo, comunque, non è della procura, visto che il ragazzo è stato condannato al minimo della pena, ma della legge che, così com’è non permette di fare distinzioni più sottili». – ANNALISA CAMORANI

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