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La responsabilità professionale del medico nel caso di omesse curene cessarie: la resposnabilità dell'incolpato deve essere valutata alla luce del c.d. "giudizio controfattuale" ovvero immaginando (da parte del Giudicante) le cure omesse come effettivamente prestate e valutando se tale azione (non effettuata) avrebbe – in concreto – evitato il decesso della vittima o ne avrebbe ritardato la morte in termini di ragionevole certezza e non già alla luce della sola probabilità statistica.

Vediamo un’ importante massima riportata su “Guida al Diritto” n. 39/2012 pag. 88 in tema di responsabilità professionale del medico in caso di accertata omessa attività sanitaria necessaria.

La Sentenza precisa che la valutazione della respo

“in tema di resposnabilità omissiva del medico per morte del paziente, la verifica dell’esistenza del nesso di causalità tra la condotta omissiva del sanitario e l’evento lesivo presuppone l’effettuazione del cosidetto “giudizio controfattuale” diretto a stabilire se l’azione o le condotte positive ritenute doverose e invece omesse, nel caso concreto, ove ipotizzate come poste in essere dall’imputato, sarebbero state idonee ad evitare l’evento o a ritardarne significativamente la sopravvivenza: tale verifica deve in concreto verificarsi in termini di ragionevole certezza (“alto grado di credibilità razionale” o “probabilità logica”), secondo tutte le circostanze che connotano il caso, e non già in termini di mera probabilità statistica pur rivelatrice di “serie ed apprezzabili probabilità di successo” per l’azione impeditiva dell’evento (…). (nella fattispecie, si contestava ai medici l’avvenuto decesso del paziente, sul rilievo che questi, pur in presenza di una sintomatologia – dolore toracico intermittente – che avrebbe dovuto indurre il sospetto di una angona ingravescente, avevano omesso di richiedere una consulenza cardiologica e di effettuari i necessari accertamenti diagnostici – il dosaggio degli enzimi cardiaci – che avrebbero consentito di instaurare con urgenza la terapia necessaria, dimettendo anzi il paziente, poi deceduto, con l’errata diagnosi di patologia origine gastrica: la Corte ha annullato con rinvio la decisione, rilevando come fosse il suindicato giudizio controfattuale, risolto in modo apodittico e immotivato con l’affermazione che se il paziente “fosse rimasto in ospedale, anche nell’ipotesi in cui non fossero stati effettuati gli esami ematochimici….avrebbe potuto ricevere le cure necessarie e salvarsi”).

Corte di Cassazione penale Sezione IV^ sentenza 10 – 28 maggio 2012 n. 20650 – Pres. Marzano; Rel. Vitelli Casella; Pm (diff.) D’Ambrosio.

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