skip to Main Content

Pubblichiamo di seguito un interessante articolo di “Polizia Moderna” – mensile ufficiale della Polizia di Stato – del febbraio 2020 redatto da Antonella Fabiani.


L’articolo analizza, in particolare, tre tipi di attività della Polizia Scientifica (che altro non è che un’articolazione della Polizia di Stato italiana specializzata nelle investigazioni tecniche e scientifiche nei campi della chimica, biologia, e della fisica):
la ricostruzione del volto, consistente nel ricostruire il volto di un cadavere sconosciuto;
l’age progression e regression che consente di ottenere il volto di una persona, attraverso sofisticati metodi tecnologici, invecchiato o ringiovanito, utile soprattutto nel caso di ricerca di un soggetto scomparso o di un soggetto latitante da molti anni;
confronto fisionomico con il quale è possibile confrontare le caratteristiche di un viso con un altro per capire se si tratta della medesima persona.

La lettura proposta non si limita a descrivere i meccanismi attraverso i quali la Polizia Scientifica opera, ma analizza anche tre casi di particolare interesse sociale, vale a dire quello della mummia Meryt (di interesse prevalentemente storico-culturale), quello del noto ricercato di Cosanostra, Bernardo Provenzano, latitante per ben 43 anni e quello di Bericha Alvin nato in provincia di Como, sottratto alla madre nel 2014 e ritrovato in un campo profughi in Siria.

In questi casi l’apporto fornito dalla Polizia scientifica si è rivelato fondamentale se non addirittura indispensabile per i motivi che si vedranno.
La lettura dell’articolo proposto, dunque, consente di meglio comprendere l’apporto che la Polizia Scientifica fornisce alla comunità e, come detto, tale apporto si rivela il più delle volte indispensabile per l’ottenimento di risultati investigativi di un “certo spessore” attraverso il sapiente uso della moderna tecnologia e della scienza.

La pubblicazione dell’articolo della Dott.ssa Fabiani sul sito dello Studio de Lalla si ricollega alla tesi dell’Avv. de Lalla dal titolo La disciplina legale e la fenomenologia attuativa della procedura della ricognizione di persone ex artt. 213 e 214 c.p.p.. Gli aspetti procedurali pratici potenzialmente lesivi della genuinità della ricognizione alla luce degli aspetti anche psicologici della stessa ed i possibili presidi pratici per la limitazione della percentuale di errore (https://www.studiolegaledelalla.it/riconoscimento-indagato-ricognizione-imputato/) dallo stesso redatta al termine del Master in “Psicologia Forense, Investigativa e Criminale” (organizzato e tenuto dalla Fondazione di Gulotta) già pubblicata su questo sito e sulla rivista on line “Psicologia e diritto”.

In particolare, il tema trattato è in entrambi gli elaborati il riconoscimento (inteso nella sua più ampia accezione) del volto di un soggetto coinvolto in un procedimento penale o, meglio, oggetto e soggetto degli accertamenti tipici delle indagini preliminari.

Da una parte (la tesi dell’Avv. de Lalla) l’analisi degli errori tipici del riconoscimento del volto dell’indagato da parte dei testimoni ovvero i bias procedurali che più di sovente si verificano e le modalità per minimizzare i falsi postivi ed i falsi negativi; dall’altra (l’articolo pubblicato su “Polizia Moderna”)l’illustrazione dell’attività della polizia scientifica tesa ad analizzare il volto di una persona (non importa a quale titolo coinvolta nel procedimento penale) con l’ausilio delle più moderne tecniche messe in campo dagli investigatori.

I due aspetti della medesima evenienza, così centrale nel procedimento penale soprattutto quando riguarda il riconoscimento del volto del sospettato da parte di un teste oculare (mediante il c.d. “confronto all’americana” o line up), sono speculari poiché proprio l’utilizzo delle “nuove tecnologie” potrebbe sopperire alla intrinseca potenziale fallacia del riconoscimento affidato agli occhi, alla memoria ma anche alle emozioni del testimone (per un approfondimento del tema vedi anche sul sito: https://www.studiolegaledelalla.it/riconoscimento-fotografico-ricognizione/, https://www.studiolegaledelalla.it/riconoscimento-fotografico-indagini/).

*****

“Metterci la faccia” o “perdere la faccia”; quante volte è capitato di sentire queste frasi? Modi di dire che rivelano quanto il nostro viso rappresenti profondamente la nostra identità. Unico e irripetibile, ogni volto e fatto da un insieme di elementi e caratteristiche in una sintesi di proporzioni difficile da ricreare quanto da riconoscere. Ma c’è chi per mestiere va proprio a ricostruire e a mettere insieme questi elementi per arrivare a conoscere la fisionomia di un uomo vissuto alcuni secoli fa, o per capire se la foto catturata dagli investigatori è proprio quella di un famoso latitante ricercato da tutte le Polizie del mondo o di una persona scomparsa da tanti anni.

A raccontare come si svolge questa attività, la squadra della Sezione Indagini Elettroniche della Polizia Scientifica di Roma.

La mummia Meryt.

Una delle attività d questa Sezione è anche quella di rispondere alle esigenze delle istituzioni come i musei che chiedono di ricostruire il volto di una mummia o di confrontare la similarità di volti ritratti in alcuni dipinti. Uno di questi lavori è stato quello di ricreare il volto di una delle due mummie, precisamente quella adulta chiamata Meryt, conservate all’accademia dei Concordi di Rovigo, che fanno parte di una delle più grandi collezioni egizie del Veneto. Il mistero che la circondava ha portato gli studiosi a fare delle indagini per capire oltre all’età quale fosse il suo viso. A ricostruirlo ci ha pensato la Polizia Scientifica attraverso un lungo lavoro che ha richiesto l’utilizzo di sofisticate tecnologie e un’elevata esperienza professionale.
Sono le indicazioni della letteratura scientifica a guidare l’operatore durante le fasi del processo di ricostruzione secondo cui, sempre partendo da una Tac, il bulbo oculare deve essere posizionato al centro dell’orbita, le labbra devono stare in una determinata corrispondenza rispetto ai denti, analogamente la forma del naso si ricava dalla morfologia della cavità nasale e così via per tutti gli elementi del volto.
Rimane comunque fondamentale l’apporto dell’artista forense nel caso di specie l’assistente Capo coordinatore Andrea D’Amore, perché è grazie alla sua competenza che, nella fase finale, il volto avrà una parvenza reale.

Age regression e age progression.

Invecchiare o ringiovanire il volto di una persona è una capacità che vorremmo avere un po’ tutti, magari solo guardando la persona, per scoprire come diventerà il viso di nostro figlio da grande o come era quello dei nostri genitori quando erano giovani. Il progresso tecnologico ha reso possibile tutto ciò: pensiamo ad esempio a FaceApp un’applicazione sviluppata da una Società russa che per un periodo lo scorso anno ha spopolato tra i possessori di smartphone, permettendo di ringiovanire, invecchiare o far sorridere non solo la propria faccia, ma anche quella di qualsiasi persona di cui si possegga un’immagine.
La tecnologia dell’age progression e regression ha una applicazione di tipo investigativo per ritrovare le persone scomparse, così come per i latitanti ricercati da tanti anni. Questa tecnologia permise di aggiornare nel 2005 la foto segnaletica di Bernardo Provenzano ritraendolo come un uomo invecchiato: un grande aiuto per gli investigatori palermitani che lo arrestarono l’11 aprile 2006 dopo 43 anni di latitanza.
<<E’ una tecnologia che abbiamo utilizzato anche in lavori di tipo artistico – osserva il Commissario Capo tecnico Giovanni Tessitore, Direttore della IV Sezione – ma occorre dire che nonostante l’intelligenza artificiale sia capace di realizzare ringiovanimenti o invecchiamenti molto realistici, il contributo dell’artista forense rimane fondamentale>>.
Ma come funziona?
Tra i fattori genetici che mutano sul volto di tutti c’è l’ampliamento della regione mascellare, la variazione del volume del naso e la formazione delle rughe di espressione sul viso mentre in quelli specifici rientrano la familiarità, le malattie che ha avuto la persona o se è stato un fumatore nel caso di un adulto: <<E’ un lavoro di analisi e di ricostruzione che parte da una immagine della persona di interesse e che ha bisogno di altro materiale per analizzare la somiglianza tra i genitori, i fratelli e altri parenti. E’ importante disporre di fotografie di congiunti che risalgono alla stessa epoca della persona che si vuole invecchiare o, nel caso di un bambino, se si sa che somigliava molto al padre, trovare una foto del papà in cui abbia la stessa età del minore che si sta cercando. Questo ci aiuta a ricostruire un volto che è una prima approssimazione di come dovrebbe essere la persona che cerchiamo. E’ chiaro che il volto non potrà mai essere identico – prosegue il Direttore della IV Sezione Rinaldi – ma questa ricostruzione consente di avviare l’attività di riconoscimento durante la ricerca investigativa>>.

Il caso di Berisha Alvin

Se la tecnica di ringiovanimento trova oggettivamente limitata applicazione in campo investigativo, quella del confronto fisionomico invece produce spesso risultati importanti, come ad esempio nel recente caso del bambino scomparso poi ritrovato in Siria.
Nel settembre del 2019, il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia inviava alla Scientifica una richiesta di comparazione fisionomica tra le immagini di un bambino che si trovava in un campo profughi in Siria e quella del bambino scomparso Alvin Berisha, nato in provincia di Como e sottratto alla mamma nel 2014. L’ipotesi, poi confermata, che potesse trattarsi del medesimo bambino andava infatti suffragata dalla comparazione ed analisi delle due immagini. In questo modo, gli uffici operativi avrebbero potuto disporre di ulteriori elementi concreti a supporto di un intervento operativo di recupero del minore.
A parlare del lavoro effettuato è il Sovrintendente Capo tecnico Sabrina Dainotti.
Un grande lavoro di squadra che mette in evidenza la professionalità e il rigore degli accertamenti curati dai funzionari e dagli operatori della Scientifica, anche grazie ai continui aggiornamenti: <<E’ importante sottolineare che le modalità tecnico-operative vengono condivise a livello europeo – osserva Lorenzo Rinaldi – per cercare di standardizzare le procedure tra i vari Paesi. Anche nel confronto fisionomico il processo di valutazione vede un forte contributo manuale dell’operatore, e questo vale per l’Italia come per gli altri Paesi. E in fase dibattimentale è l’unico che abbia una valenza probatoria. Anche se può sembrare singolare rispetto alla grande quantità di tecnologia disponibile, in realtà questa scelta ha delle motivazioni tecniche. Infatti, anche se un sistema automatico riesce a valutare la somiglianza tra due volti ritratti nelle foto comparate, allo stato dell’arte non è in grado di calcolare in maniera affidabile la tipicità del volto rispetto ad una popolazione di riferimento. Per tali ragioni il contributo dell’operatore esperto risulta imprescindibile>>.

(Introduzione redatta dall’Avv. Giuseppe Maria de Lalla).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top
Close search
Cerca